Novelle

La dispensa sotto scadenza

Sono sempre stato convinto che le cucine di una volta, vivevano in qualche modo. Avevano un’anima, uno spirito vitale che partiva dalla dispensa, passava per il frigorifero e finiva bell’e cotto sui fornelli. Erano cucine calde, sempre. Sia d’estate che d’inverno. Cucine disordinate, sotto perenne assedio, con pentole e piatti che sfilavano in pompa magna. E poi, quei lavabi sempre oberati di lavoro! Che pena che facevano.

Al contrario le cucine moderne, sono fredde. Lapidarie. Insensibili agli odori e alle macchie. E supertecnologiche. Piano cottura che non si nota ma si scalda di rosso e frigge ‘sotto coperta’. Per non parlare della dispensa. Spazi vuoti e buste sottovuoto. Così anche il frigo. Il minimo indispensabile, perchè il cibo non vada a male.

A cosa è dovuta questa differenza. Quand’è che tutto è cambiato?

Da quando abbiamo preso coscienza delle date di scadenza. Come vittime di una data stampata, siamo terrorizzati da un calendario che pare non abbia alcuna pietà del consumatore.

In verità, siamo vittime di un sistema nuovo di pensare. Tutto parte da una profonda insoddisfazione. Essere coscienti che determinate ‘cose’ potrebbero non piacerci più. Abbiamo incosapelvolmente stampato date di scadenza persino sui rapporti. Un amico, mi va bene fin quando…va bene. Perchè preoccuparmi su come conservare un’amicizia? Secondo me, i metodi delle nostre nonne, avrebbero qualcosa da dire a riguardo. ‘Non si butta niente!’ – direbbero. Loro saprebbero come organizzare un pranzo anche con poco, con il minimo indispensabile. E così facevano per la cucina, che era il luogo in cui la famiglia viveva, scambiava due parole, discuteva delle scelte importanti e quelle più banali.

Le dispense d’oggi sopravvivono fin quando non cambiamo gusto. La vera data di scadenza, non è mai stampata. E’ voluta. Perchè forse, non sappiamo neppure che gusto abbia, il nostro gusto.

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