Novelle

Caro papà…

2 Aprile ‘98

Caro papà,

ecco un compito in classe. Se potessi tornare indietro negli anni, consegnerei nelle mani della maestra, questa pagina del mio diario, come traccia per il tema “Il mio papà”. Nella mia fantasia ti vedo così, nonostante sappia bene che per te, io non sia nemmeno questa.

“Quando sono nato, mio padre indossava una cravatta scura.

Non appena giunse notizia del mio imminente arrivo, corse a casa, disperse sotto la doccia, gli odori del cantiere e si sbarbò in tutta fretta.

Si decorò per il nostro primo incontro. Vestì l’abito da cerimonia, quello nuziale, incelophanato al riparo da camicie quotidiane e inadeguate alle grandi occasioni.

Dinanzi allo specchio, nella GrandeCamera, vestì la camicia regale, bianca, pura, immacolata – che la mamma aveva appeso su di una cruccia al pomello dell’armadio – e agganciò i gemelli dorati. Si passò una mano sul petto, a stirare quasi in aderenza, quell’intreccio di cotone al petto e al suo cuore, e inforcò le molle che tenessero la giusta misura delle maniche.

Terminate le procedure preliminari, andò in bagno, e con della brillantina impastata nel contenitore ormai ingiallito, accarezzò con cura i capelli, modellando così l’acconciatura per l’occasione. Infine disseminò sul viso, poche gocce del suo dopo-barba preferito, quello dell’uomo tutto di un pezzo e soprattutto senza pretese.

Rientrò nella GrandeCamera. Osservò con minuziosa devozione il risultato delle sue attenzioni e sfilò dal cassetto alla sua destra, il NastroDaCerimoniaDaAnnodare. Era pronto per legare la sua cravatta al collo, sotto il bavero della solenne camicia.

Il nodo di una cravatta è l’incontro tra l’uomo e la sua dignità, un patto formale e ufficiale che contraddistingue il maschio, trasformandolo da infante in adulto.

Annodarsi la cravatta è un gesto nobile, tramandato da padre in figlio, come un distinguo e un sigillo posto sulla casata – e sulla camicia, ovviamente -. Ricevere in dono tal eredità è un onore.

Così mio padre, con scrupolosa attenzione, avvolgeva quel pezzo di stoffa nero, attorno al fulcro flaccido sotto il collo, badando bene a non aggrinzire il composto, come un esperimento di alchemica perfezione: ogni elemento doveva essere al suo posto, quasi di coordinate che dirigessero una nave a destinazione.

L’ultimo gesto però fu fatale.

Indossare una cravatta, significa anche trovar le giuste misure.

Incapacità e sventatezza non sono contemplate nel bon-ton de L’UomoPerBene. Il rischio al quale si va incontro si potrebbe definire Disarmonia, come di due lembi fuori misura e scombinati, prodotto inopportuno da esibire e procacciatore di pessime figure al cospetto di UominiBenIncravattati.

Così avvenne quel giorno.

Mio padre vestiva una cravatta asimmetrica, con l’estremità nascosta, eccessivamente lunga. Il risultato fu devastante: un nodo sproporzionato e probabilmente goffo. Si maledì dinanzi al Grandespecchio nella GrandeCamera, ma era in ritardo.

Il vero uomo, sebbene MalIncravattato, non è mai in ritardo.

Corse in ospedale e giunto nella stanza nella quale giacevo accanto alla mamma, pianse per la commozione alla vista di un siffatto spettacolo: il quadro più bello che i suoi occhi avrebbero potuto ammirare. Solo in circostanze come queste è permesso piangere a un uomo, senza vergogna e senza essere in debito di giustificazione.

Ero lì, di fronte a lui: il primogenito, un maschio, l’onore della casa, colui che avrebbe garantito la discendenza.

Suo figlio.

Gli occhi gli brillavano di stelle, perché il desiderio suo più grande, si era avverato: essere padre. In quel momento presumibilmente, si costellò d’infinite responsabilità, ma son certo, che accarezzò il mio visino con le sue mani grandi e provate, miscelando infinita delicatezza a paterna protezione.

Un padre e suo figlio.

Mentre usciva dalla stanza, la mamma lo immobilizzò:

«Chi ti ha fatto quel nodo?!».

Credo fu in quell’istante che l’uomo, realizzò quanto difficile, sarebbe stato, essermi padre per tutta una vita.”

Anche se non ti è piaciuta, te la offro come segno del mio amore.

Carlo

(Tratto da ‘L’uomo senza specchio e cravatta’ – Edizioni Il Pavone 2012

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