Novelle

Detto-fatto, la figuraccia: il tipo da pizza e quello da ‘primo’

La serata si preannuncia all’insegna del romantichesimo come dice spesso l’ottusa, io e la mia incredibile scioglievolezza avevamo fatto un patto: stupire l’ottusa.

Detto-fatto, ci ritroviamo al mare, in una sera d’estate, dove non so se brillino più le stelle in cielo, o le onde che riflettono schizzi di luna. C’era poco da aggiungere a tanto splendore, piuttosto necessitavo di una buona dose d’intelligenza e furbizia, per non rovinare il tutto con una delle mie solite figuracce.

Detto-fatto, passeggiamo in riva al mare, sorrido e la coccolo, un pò facendo il sostenuto, un pò dedicandomi alla cura dei particolari, come massaggiarle le mani con carezze. Vi è un palazzo curioso lì in fondo. “Ci andiamo?” – mi chiede, “Ma certo, che ci siamo venuti a fare al mare?! Per vedere palazzi antichi, appunto!” – rispondo. Lei sorride, e meno male che non s’offende. Ho rischiato grosso.Io e le mie figuracce.

Detto-fatto, siamo all’interno del cortile di questo palazzo antico: c’è una vista immensa sul porticciolo, le barche, la gente che passeggia abbracciata sorridendo e sempre quel pezzo di luna vanitosa, che continua a specchiarsi su spuma di mare. Il tempo passa in fretta, me lo fa notare con un sorriso e un chiaro invito: si massaggia l’addome, per dire “ho fame”, e fa la faccia triste per scherzo, come i bambini non scherzano quando fanno i capricci. “Andiamo” – “c’è un bel posto, proprio qui vicino!”.

Detto-fatto, usciamo dal cortile e a sinistra ci appare luminoso un ristorante: un gazebo in legno ben allestito e luci soffuse che dissolvono il rumore di lì fuori. Siede poca gente. Tre per la precisione. Ma non ci bado. “Questo è perfetto!” – le dico. Entrambi abbiam voglia di pizza, magari qualche antipasto e un dolce per purificare la bocca dall’impasto salato. Entriamo e una cameriera riccioluta e simpatica, ci da il benvenuto. Inforca un paio di occhialetti che non fanno scena, però a primo impatto lo si penserebbe. Perchè a secondo (impatto) ti rendi conto che è orba: ci indica un tavolo per due, in fondo alla sala, e stringe gli occhi per mettere a fuoco. Ci accomodiamo. Il menù è servito. Intanto la riccioluta ci serve una bottiglia d’acqua fresca.

Detto-fatto, la sorpresa è grande. Scorriamo l’elenco degli antipasti: prelibatezze a base di pesce. Tocchiamo la voce “PRIMI”, un’infinità di pietanze a base di pesce. Sorvogliamo sui “SECONDI” perchè sarebbe troppo per una serata da pizza: sperlunghe e costruzioni culinarie a base di pesce. Cerchiamo le bevande, ma non ne leggiamo. Si apre un nuovo capitolo in questo menù con la fodera in pelle pregiata: “CARTA DEI VINI”. Fine. La fodera in pelle pregiata del menù, si chiude su stessa. “E le pizze dove sono?” penso per non far brutta figura con l’ottusa. “E le pizze dove sono” – sbotta decisa l’ottusa. Detto da lei, acquisce spessore e classe, detto da me sarebbe apparsa un’emerita figuraccia. Tuttavia non ci bado, perchè ero in dovere di salvare la serata. “Non ti va un primo di … pesce?!” – chiedo. “Pensavo a una semplice pizza … un primo, sarebbe troppo!”. “Andiamo via, allora” – dico sorridendo. “No, dai … che figura ci facciamo?! Ormai ci siamo, tanto vale?”. Mentre mi parla, faccio mente locale. Osservo la sala. “Ecco perchè solo tre persone! E’ un fottuto ristorante. Niente pizze, santa miseria! Le sere d’estate si mangia pizza, mica primi di pesce!”. Penso ciò e mi maledico per non averci fatto caso primo. Avrei potuto fare mille figuracce, ma non questa. Ora invece mi trovo costretto a mangiare un piatto che non mi va, e cosa fondamentale, rinunciare ad una pizza per la quale gustavo già il sapore tra le labbra. Riapro il menù e sconfitto mi lancio a capo fitto sulla sfilza interminabile di primi. Sbadatamente l’occhio scorre a destra dei nomi che leggo: 11,00 €; 9,00€; 10,00€ e tutti parenti prossimi di queste somme. “Cazzo, mica un ristorante così, ho scelto!”. Per curiosità, do una sbirciata ai vini (che ci vuoi bere, acqua sul pesce?! – perchè di birra, nemmeno a parlarne!). Richiudo subito il menù. I prezzi dei vini erano cugini maggiori dei prezzi dei primi. Ora, detta tra noi, non m’interessava il totale, ma la somma della serata: mangiare qualcosa che non gradivo, e pagare un accidente solo per non fare una figuraccia??!. Perplessa, l’ottusa mi fa “Ma dobbiamo pagare l’ira di Dio per qualcosa che non vogliamo? E’ un peccato, però!”. Ovviamente (vedi sopra) se avessi esternato il mio pensiero di poco prima, sarebbe parso poco carino, ma detto da lei, prendeva un tono perentorio. Le figuracce è roba mia, insomma.

“Dai, facciamo qualcosa di nuovo!”. Insisto e ordino. Tagliolini al prezzemolo e vongole; scampi al ghiaccio. Così, tanto per dividerci i piatti e gustare un primo e un secondo. Un Falanghina a bagnare la cena e un mousse al cioccolato per concludere in bellezza. Totale: 57 €. Salutiamo a malincuore, accettiamo e ci facciamo andar giù una serata che non era come me l’immaginavo. L’ ottusa è giù di corda, non si lascia nemmeno accarezzare, rifiuta qualsiasi contatto. E’ corrucciata. Ho fatto il peggio che potessi. E senza fare evidenti figuracce. Ci avevo messo attenzione, santa miseria! Non è andata come volevo, e questa serata, è proprio da cancellare.

Però. Non ho detto… Detto-fatto. Perchè in verità, ho solo immaginato. Prima di ordinare i miei fottuti primi e secondi di pesce, ho pensato: “Perchè rovinare una serata? Perchè fare quel che non sono? Perchè continuare a fingere seduti a questo tavolo?! Noi siamo tipi da pizze, non da primi e secondi di pesce! Meglio una colossale e sacrosanta figura di merda, che non una serata difficile da digerire”.

Detto-fatto, chiamo la riccioluta. “Mi scusi, ma pizze non ne fate?!”. “Mi spiace signore, questo è un ristorante a base di specialità di pesce”. “Ma va’…qualcosa me lo diceva” penso. “Ah! Non ne fate allora?! Mi spiace davvero” – dico – “eravamo venuti per una pizza!”. L’ottusa sogghigna, la maledetta. Però mi piace, perchè questa pantomima è divertente, spontanea. A mia misura, insomma. La riccioluta si allontana. “Sei pazzo!” – dice l‘ottusa “che figura!!! E adesso ce ne andiamo così? Appena entrati, già usciamo”. “Magari visitiamo l’interno, se ti va. Ma io voglio la pizza!” rispondo serio. Lei scoppia a ridere e non riesce a fermarsi.

Detto-fatto, ci alziamo e salutiamo. La riccioluta si riporta indietro la bottiglia d’acqua.

Il resto della serata non ve lo racconto. Ci siamo divertiti da pazzi, tra il mare, la pizza e le coccole in spiaggia.

Perchè tra fantasia e realtà, sarò sempre un tipo da pizza. A costo di figure di merda.

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