Novelle

Le parole che non ti ho voluto dire

E quando meno te l’aspetti, ritorna quell’impressione che t’ha fatto male. Ho taciuto per colpa di un virtuosismo scorretto: avrei dovuto maledirti e mostrarti l’errore, non perché pagassi il conto, quanto almeno perché sapessi quanto m’e’ costato. E questo vale per te, per te, per te anche. Per tutti quei ‘te’ ai quali ho voluto bene col mio silenzio, perché speravo che un vuoto di parole segnasse la distanza, la separazione di idee, volontà. Magari avremmo potuto fare qualche passo insieme.
Sono le parole che non ho voluto dire.
Non son capace.
Se fossi una tastiera, sarei una lunga barra spaziatrice: un foglio bianco da consegnare al mittente, perché nel segreto ho conservato le mie ragioni ed ho smesso di urlare. Siamo sordi quando meno serve. Basterebbe ascoltare.
Ho un diario colmo delle mie colpe: di tanto intanto, lo sfoglio e straccio via qualche pagina. Vizi di forma, ecco cosa sono diventati. Ho riempito un canestro di pagine strappate: pare una margherita intasata di petali. Adesso, col canestro addobbato di stracci,ritorno in quegli spazi vuoti che ho segnato coi miei silenzi, con le parole che ho taciuto: stendo un tappeto di fogli, residui di un diario di peccati che mi riporti a te, a te, a te anche: potrai camminare sulle mie colpe, in uno spazio ancora vuoto di parole, ma scarabocchiato dai miei tanti ’io’ errati. Perché non ho parlato.
Voglio ascoltarti. Tu puoi leggermi, perché so solo scrivere.

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