Novelle

Con la testa fra le nuvole (Come tutto ebbe inizio)

Sin da piccolo son cresciuto con la buona abitudine di addormentarmi, per così dire, con un sogno inventato .

Accadeva spesso che, anche se in forma romanzata, rivedevo i tratti salienti della giornata appena trascorsa nei panni di un buffo personaggio di fantasia, una mediocre figura egocentrica che girovagava tra le vicende della mia esistenza, praticando tagli qua e là alle situazioni realmente accadutemi e creando circostanze alternative alla realtà nella quale mi ero già imbattuto. Magari una partita di pallone con gli amici diveniva un torneo di calcio nel grande stadio della città, nel quale potevo ben distinguere sugli spalti tutta la mia famiglia e una schiera di giornalisti che parlava proprio di me, del numero quattro. Col tempo questa sana pratica è divenuta vera e propria malattia. Non riuscivo a prender sonno senza vedermi nei panni di un eroe, o di un attore famoso o magari di un personaggio dei fumetti con particolari qualità e poteri. Ma nel prosieguo delle età e delle stagioni, tutto ciò non bastava. La notte non bastava. Iniziavo a sognare di giorno, a scuola, mentre pranzavo o mentre ascoltavo una partita di calcio in radio. Un bel giorno la maestra, ormai stanca delle mie continue distrazioni, convocò i miei genitori. “E’ distratto durante la lezione, non segue e non partecipa come fanno i suoi compagni”. Di ritorno a casa, mio padre non parlò. Un suo sguardo valeva più di un rimprovero. Mia madre si limitò in un discorsetto che ancora oggi ricordo.

“A cosa pensi? Anche quando mangi sei distratto. Sembra tu abbia la testa tra le nuvole!”. Dopo tanti anni, non gliel’ho ancora detto. Grazie mamma! Era esattamente questo: la magia di storie fantastiche, si era impossessata di me. Ero come rapito da essa e quel mondo oltre i confini umani, oltre le barriere del cielo, era il mio luogo ideale.

A trentadue anni ho scritto il mio primo romanzo. Un’esperienza incredibile: per la prima volta sniffavo l’odore di pagine scritte da me, proprio da me.

Dal cilindro del mago che credevo d’essere (il fanciullo che si librava in soffici batuffoli d’indaco) ho tirato fuori la mia magia, il mio primo prodigio, tra lo stupore e la gioia delle persone a me care. Tuttavia, di quella magia ora, è rimasto ben poco. Ho scoperto il trucco. Ho scoperto ciò che si cela nella bottega del mago e mai si vede, ciò che risiede quasi sempre al di sotto delle nuvole. Una realtà nella quale non vi sono spazi celestiali nei quali volteggiare, ma piuttosto orizzonti plumbei nei quali bisogna farsi largo a suon di spintoni. Il mondo dell’editoria. Nel mio cilindro da mago ho lasciato ancora qualcosa, anzi, l’ho sotterrato in un doppio fondo occultato. I segreti di un mago restano segreti: i trucchi non si svelano, altrimenti la magia perde del suo fascino.

E così sia.

Ma anche no! Il doppio fondo del mio cilindro ormai galleggia, ha raggiunto la bella visiera nastrata con fiocco. Ho necessità di svuotare l’involucro del mio cappello, perché troppe sono le incredibili vicissitudini di un esordiente.

Ancora una volta, e perdonatemi per questo difetto di fabbrica, ho romanzato la mia storia. Eh vabbè, è un vizio che mi porto dietro dall’infanzia!

[…]

(tratto da MyLemon Blog http://blog.mylemon.it/)

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