Novelle

Fai-da-te

Il fai-da-te paga, e non perché si risparmi, ma perché se sbagli, hai sbagliato per conto tuo. E questa si chiama esperienza.
C’è poco da fare: il nonno aveva ragione.
Ascoltavo le sue parole, non tanto per la curiosità della stravaganza, quanto piuttosto perché speravo che sbagliasse davvero. Per vedere che faccia avrebbe mostrato. “Tutto il mondo è paese” – diceva, ma non per intendere che siamo uguali, nonostante le razze. Lo diceva quando voleva mostrare la compattezza delle cose, da come si smontano a come si ricostruiscono. Sbagliava anche nei proverbi, o forse li tirava fuori per dar senso alle sue teorie. Ed in effetti, osservandolo lavorare, il principio era sempre lo stesso: capire l’inizio e seguire la fine. Una stupidaggine senza limiti, ma dai piccoli lavori che svolgeva in casa, ho constatato una certa omogeneità delle regole. Sia che si trattasse di un circuito elettrico, sia che bisognava installare dei nuovi rubinetti, sia che le mura necessitassero di una imbiancata, il nonno seguiva il filo logico. Una consecutio temporum. Era divertente stuzzicarlo quando qualcosa non andava.
“Allora … cominciamo da capo … questo è l’aggancio … mi passi la chiave?! Non il cacciavite! La chiave! La chiave!”. Il nonno non faceva una piega: si asciugava il sudore col fazzoletto e sedeva. La diligenza e la logica erano le sue mani, operava con scrupoloso zelo. Aveva tutti gli attrezzi a portata di mano e guai a ficcarci il naso! Non teneva all’ordine, ma alle sue cose sì. Sapeva che senza i suoi attrezzi, non avrebbe potuto sistemare alcunché, dunque bisognava starne alla larga.
“Nonno ma quando hai imparato a fare l’idraulico?”.
“Da sempre. Bastava guardare e imparare. Sapere più cose possibili ti aiuta nella vita. Sai come muoverti e sei costretto ad essere alle dipendenze di nessuno!”.
Questa della dipendenza, è una teoria che sposo tutt’ora. Perché c’è chi non si fa scrupolo a scocciarti ad ogni ora del giorno e della notte, e chi si arrangia.

Di mio, mi sono sempre arrangiato. E non per colpa del nonno. Anzi. Grazie a lui, ho imparato che tutto si rompe e qualcosa si può aggiustare. Dipende se è un pezzo ‘madre’ o un ‘collegamento’. Quest’ultimo può essere acconciato, con i dovuti accorgimenti. Il pezzo ‘madre’ invece, una volta che non da’ segni di vita, va buttato.
Solitamente cerco di prendermi cura dei pezzi ‘madre’, perché son cari e soprattutto unici. Il ‘collegamento’ è sì qualcosa di fondamentale per l’interazione, ma un pezzo secondario. Si può riparare, mettergli una toppa perché torni a funzionare.

“Tutto il mondo è paese. Come le cose, anche le persone si rompono … e dalli e dalli, non ce la fanno più a stare in piedi. Cerchiamo di reggerli ‘sti cristiani. Magari appoggiandoci l’uno vicino all’altro”.

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