Novelle

Il nano Gesmundo e il pupo Ottavio

Gesmundo non aveva un bel nome. E nemmeno la sua immagine era all’altezza delle aspettative.Molti lo consideravano in proporzione ai suoi centrimetri. Il nano Gesmundo bazzicava la pizzeria “Degli Amici”, ma di tali non ne aveva, nemmeno a inventarseli. Gesmundo però era simpatico, allegro e spesso, comico.

La coppia seduta al dodici, sudava l’attesa come fossero in stazione centrale in un sabato d’agosto: l’aria condizionata sbuffava annoiata, stupita che a quell’ora della sera, il centro fosse così vuoto. Così come il locale stesso.

‘Hai visto Gesmundo?!’ – chiese Donato alla cassiera. Di tutti i nomi incontrati nella vita, nessuno gli si era impresso nella testa. Eccetto Gesmundo.

‘Boh, niente!’.

‘Che non gli sia successo qualcosa! È così puntuale’.

Intanto la coppia al dodici, lanciava occhiate al pizzaiolo.

‘Ma che ci vuole per scaldare un po’ di massa farcita?!’.

‘Dai, non essere impaziente. Aspettano Gesmundo’.

‘E chi è ‘sto Gesmundo?!’.

‘Il nano! Lavora qui di tanto in tanto, ma solo per mettere allegria. È un sorriso che cammina. Basso, ma cammina’.

‘Dunque non si mangia, se non c’è Gesmundo?!’.

‘Esatto!’.

Fece finta d’aver capito, benché non ascoltasse soltanto che la fame.

‘Fagli un colpo di telefono’  – disse Donato.

‘Ma dove lo chiamo? Non ce l’hai mica un cellulare’ – rispose la cassiera.

‘E quello che gli abbiamo regalato a Natale?!’.

‘L’ha dato a un cliente della pizzeria. Gli stava simpatico’.

Donato scrollò la testa. Conosceva Gesmundo da un sacco d’anni, tuttavia non si capacitava di come in un metro d’uomo, si nascondesse così tanto mistero.

‘Ma arriva o no ‘sto Gesmundo?’ – chiese a voce alta l’uomo al dodici.

‘Mah!’ – rispose da lontano Donato.

Uno schianto di freni, raggelò la pizzeria.

Urla, voci mescolate a lacrime. Il centro, pieno di colpo.

Un fantoccio steso sull’asfalto.

Donato, la cassiera, i clienti del dodici. Tutti per strada. Qualcuno chiama l’ambulanza.

 

‘Ma è un pupo!’.

‘Un giocattolo?!’.

‘Ma come diavolo ha fatto a ficcarsi sotto l’auto?’.

 

‘Stasera offro io’.

La voce inconfondibile di Gesmundo, proruppe dall’interno della pizzeria.

Donato socchiuse gli occhi e tirò un sospiro.

‘Granfigliodibuonadonna!!!’.

Quando si voltò e vide Gesmundo, le gambe gli tremarono. Anche gli altri tre provarono orrore.

Tra stracci di vestiti zuppi di sangue e lembi di carne divelti a tratti, si fece viva la figura di Gesmundo.

‘C’è chi ti aspetta e chi non ti guarda. C’è chi scherza e chi non sa ridere. Per fortuna che conservo ancora il pupo Ottavio, il mio gioco preferito da piccolo. Sapevo che prima o poi, m’avrebbe salvato la vita!

Quando vivi d’ambizioni, può succedere di guardare troppo in alto. Io invece, cammino a passo di ginocchio: quest’altezza non mi permette di guardarti in faccia, ma può dirmi dove vai e se mi pesterai, prima o poi. Vivere a certe altezze, mi ha insegnato a non stupirmi dell’idiozia. Spesso, testa e piedi, non si fanno compagnia. C’è poi chi ti è amico sin da quando sei nato. Ottavio per esempio, sono sempre riuscito a guardarlo per intero’.

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