Novelle

La lista della spesa (il mio ‘campare’)

«Vado al mare. Per oggi, arrangiati da solo!».
‘Perfetto’ – penso. Ma il mio frigorifero sogghigna. È diventato un armadio con un’unica anta, che raccoglie solo scatolette per gatti.
«Merda!» sbotto. Mi tocca far la spesa. Ecco perché odio l’estate, i giorni di sole, gli ombrelloni e il mare. Non hai mai un appoggio certo. Come dice Adry, la cugina di vita, “agosto è il mese della perdizione: tutti sono liberi per ferie, ma nessuno si trova. Dispersi e immersi nei fatti loro!”. Nemmeno la mia cara sorellina è esente da questa cerchia: ma lei ha una scusa e una giustificazione. È mia sorella ed è giusto così, in fon-do.
Chiavi in mano e testa tra gli scaffali. Del cervello, intendo. Lungo il tragitto, penso e ripenso a quanto di più commestibile e pronto ci sia.
“Insalata … tonno … panino … “.
Roba da emeriti single. E rinuncio all’impresa sin da subito: qualche idea spunterà nelle corsie.
Quanto sono dispersivi i parcheggi degli iper?! Santa miseria. Ci viaggio per ore, col navigatore borbottante e il finestrino abbassato: c’è da perdersi in questi labirinti, tanto che cerchi sin dall’arrivo, di comprendere la gymkhana che dovrai compiere all’uscita.
E poi iniziano le solite operazioni: corridoio dei carrelli, ricerca di monetine ( ma le tue possibilità somiglia-no ai Rockefeller dei poveri – banconote da cinque e dieci, due per tipo), autocommiserazione per mancanza di spiccioli e consapevolezza che ti toccherà procedere con una colonna di prodotti tra le braccia.
Reparto salumi. È il primo che visito. Sarà per gli odori. Di conseguenza formaggi. Poi le conserve.
Non ho preso nulla, ma ho fatto un tuffo gastronomico non indifferente. Poi, il mio reparto: surgelati e precotti. Vassoi, pizze, sofficini e pepite di pollo. Esco soddisfatto.
Sono passate solo … due ore. E, alla fine, il mio stomaco, resterà a digiuno.
Rewind. Reparto salumi. Una coppia di anziani ha il viso incollato su un vassoio di polistirolo. Leggono con voracità. Lui da subito, s’infastidisce. Dice “Non è buono!”, lei continua a divorare gli ingredienti con le sue lenti spesse. “È quello dell’altra volta” risponde sorridendo. “Appunto!” conclude il vecchio. Penso a quanti vassoi abbiano detto di no, quanti ne abbiamo assaggiati, quanti per fortuna abbiano gustato davvero.
Sono andato oltre, fischiettando. Al reparto formaggi, un carrozzino con un bimbo adulto (avrà avuto almeno quattro anni) mi ha urtato. Il bimbo si è messo a ridere, la mamma invece ha continuato a parlare al cellulare. Ho fatto finta di niente per non disturbare la conversazione della signora col suo amante. Poco più avanti, però ha parcheggiato il carrozzino vicino a un frigorifero. Si è messa a fare la papera al telefono. Era il suo amante. Per noia o forse per fame, il bimbo ha allungato la mano sul frigorifero e tranquillamente ha scartato un formaggino. Se l’è leccato e ha buttato l’involucro per terra. Ho proseguito per la vergogna.
Al reparto conserve, c’era traffico. Uomini robusti, s’arrampicavano sugli scaffali, agguantando colli di pas-sata: uno, due, tre. Le donne dal basso, puntavano l’indice: «quello… quello lì, non quello, cretino!!!».
È stato difficile trattenermi. Poi finalmente il mio reparto. Ho preso ciò che di solito vedono le mie buste della spesa e sono andato alla cassa.
Scontrino alla mano, ci ho fatto un aereo. L’ho lasciato volare nel parcheggio, tra le mie visioni cerebrali.
Divenire vecchi insieme e consumare lo stesso pasto, ogni santo giorno. A costo di sbagliare o buttar via il piatto. I gusti non sono niente di assoluto: alla fine basta saperli apprezzare per quel che valgono; Crescere in un carrozzino, senza camminare. Rubare momenti di goliardia. Per disattenzioni altrui, è triste. Specie se il ‘qualcuno’, è tua madre; Saper accettare il ruolo, l’essere uomini e generatori di protezione, anche a suon di situazioni ridicole, è il compito insito. Fantasticavo tutte queste cose, nel ritorno a casa. Ho smesso di pensare alla fame, allo stomaco. Ho avuto voglia di assaggiare ancora il foglio bianco, di vederlo brillare, apparecchiato per me: sporcarlo e farci un bel minestrone di storie, è la mia specialità.
Giunto a casa, ho riposto tutto nel congelatore.
La mia spesa, l’ho fatta. La mia lista è completa di tre età diverse, in tre situazione opposte.
E ho scritto quest’articolo.
È la mia fame, questa.
È il mio campare. Che vi piaccia o no questo piatto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...