Novelle

“Assenza”: Presenza ingiustificata

Ho bisogno di saper cos’è “Assenza”.
Devo saperlo, per curarmi.
C’è un verme che mi divora la testa, le cure, il pensiero bislacco che produce quel sorriso di sempre e quella riflessione che diverte e fa sorridere a sua volta.
Ho infranto angoli trascurati della casa, per cercarla.
“Assenza”.
Fuggiva a pagine levate persino il dizionario: ho tentato conforto nella lingua. Nemmeno i “Sinonimi e Contrari” hanno voluto darmi retta.
Ho scartabellato la passione e la furia cieca, in un Castiglione-Mariotti. Bramavo l’etimologia come sorgente da strozzare, tappare, soccombere.
“Assenza”.
Tu, “Assenza”, sei la colpa dei miei mali. Ed io non ti manco. Anzi, son presente. Sei piena di me.
Che ridere, “Assenza”! Sei la parola che su Wikipedia non si trova come sostantivo. Ma come atto giuridico, per chi si allontana dal domicilio o residenza per oltre due anni.
“Assente”. Dicesi “Assente”.

Poi ti guardo, ed eccoti.
Sei qui, accanto a me che mi fissi e provi a tacere. Ma non ti riesce, perché persino con la bocca tappata, il suono della tua voce è scandito. Mi stordisci, maledetta “Assenza”! Taci e dammi pace. Voglio sentir borbottare la vicina, il suo cane isterico e i ragazzini super eroi. Voglio confusione perché in essa mi raccapezzo. In te, mi perdo.
Abbandona il mio fianco.
Sei carnefice dell’ingegno e dell’intenzione, intrappolato nelle tue maglie continuo a dimenarmi.
E allora ti racconto.
Scrivo di te.
Che anche tu possa diventare lo zimbello delle mie pazzie. Sii, maledetta, muori su questa pagina bianca, giustificata e senza spazio dopo il paragrafo. Incolonnati nel rigo, vestiti del “Calibrì” 11 e danza nella sillabazione automatica.
Ti incastro su di un solo foglio. Perché tanto vali: non una bella storia, ma un passatempo.
“Assenza” di pensieri;
“Assenza” di volontà;
“Assenza” di fantasia;

E mi libero, finalmente.
E ti libero da una convenzione: assenza di “Assenza”.
Ha ragione Wikipedia:
senza virgolette, appari davvero un semplice atto giuridico.
Adesso puoi continuare a riempire tribunali, non la mia testa.
Non più.

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