Novelle

La collezione di vini

Jerome non è mai puntuale: è di quegli esemplari verso i quali, devi nutrire compassione.
L’altra sera per esempio, ne ho speso un bel po’.
E mi son prosciugato. Come le sue bottiglie.
«Allora che ti prende, Jerome?!».
«Ma non lo so … non ho più la forza di una volta, gli amici di sempre, le serate nelle quali mi divertivo …».
Abbozzai una smorfia, ma giusto per illuderlo che stessi davvero ascoltando il suo sproloquio.
Seguire Jerome, mi da’ nausea. Non riesci mai a stargli dietro.
In realtà non capivo. E tanto meno m’interessava approfondire l’argomento.
«Ma tu, non trovi che i cambiamenti, destabilizzino parecchio? Non si è mai certi di nulla e ciò che guadagni lo apprezzi giusto il tempo che si
esaurisca. Vorrei poter fermare il tempo e starmene in pace».
Disse così e mi preoccupai, semmai ciò che continuava a farneticare, fosse conseguenza dell’ennesima sbornia.
Jerome beve. Svuota bottiglie come bicchieri. Vino autoprodotto. Il paragone non rende se non lo si vede all’opera: un sorso di Jerome è una
bottiglia.
Credevo fosse una leggenda metropolitana, fin quando non l’ho visto con i miei occhi.
Non c’è scusa, o sigaretta che possa mettere Jerome in ‘pause’ : tracanna nettare nero, poggiando la bottiglia per dar respiro a lei. Solo per farci
passare aria.
«È più forte di me. Ho paura di lasciarla e di non trovarla mai più. Ho paura che qualcuno se la scoli prima di me».
È una bella manifestazione d’affetto, se ci si riflette su. È un’orrenda immagine invece, se la si guarda a spettacolo terminato.
«Il vero problema, Jerome, è che non sei in grado di gustarti nulla. Non distingui vino buono da quello acido, nemmeno se te lo scrivessero in calce.
Hai perso la forza, è vero. La forza del gusto, delle papille. Forse anche delle pupille: ciò che vedi, ha sempre lo stesso colore. Nero. E non c’è differenza.
Scorri giorni tutti d’un fiato, come scoli vino. Per paura che te li rubino. I cambiamenti non li digerirai mai, se continui a ruttare noia: proverai quel senso di
gonfiore, lo stomaco pesante e la testa sempre oltre il collo. Conserva il vino buono per le grandi occasioni; il vino andato per i tuoi nemici; quello
ordinario, in bella mostra. Otterrai così: giorni speciali da festeggiare, nemici e noie sempre indisposti e assenti, e una collezione da mostrare ai veri amici».
La puntualità di Jerome era l’appuntamento che continuava a rinviare per timore che gli rubassero attimi. Tenerli vicini non aiutava a capire se fosse in anticipo o in ritardo.
«Passano stagioni e il vino di qualità non marcisce. Basta saperlo conservare con cura».
Disse, e pensai che in fondo almeno di vino, ne capisse qualcosa.

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