Novelle

La farsa dell’Uomo per Bene

C’è un Io e un Me. Di tanto in tanto s’incontrano per bere qualcosa. E tutte le volte, uno dei due è costretto a pagare il conto dell’altro. Io racconta spesso di quanto è infelice e di come, a volte, è costretto a destreggiarsi tra tanti Me. Di rado esce con qualche altro Io, ma quando capita non racconta mai la verità . Succede anche che passeggi da solo. Me, al contrario, continua a lamentarsi degli Io assurdi e divertenti con i quali lavora, esce, si diverte. Insomma, al tavolo del confronto, non fanno che piagnucolare. Poi interviene un’ombra. l’Uomo per Bene, vestito come al solito. Non lo si vede mai con un abito nuovo! Per quante volte l’hanno biasimato, egli non s’arrende: continua a presenziare con gli stessi indumenti. C’è da aggiungere che s’ostina ad auto invitarsi a queste rimpatriate, senza mai una buona scusa. L’Uomo per Bene non racconta mai nulla di sé, ma ascolta e sorseggia la sua birra, in santa pace.

«Avrei dovuto lasciar stare in tempo, quel Me: ha le rotelle di fuori!» prende la parola Io.

«Per quel che mi riguarda, invece, c’era da stargli dietro. Non come quell’altro che mi dicevi!».

Vanno avanti per ore, sin quando l’Uomo per Bene, scosta la sedia, paga le sue birre e va via.

«Strano tipo davvero!» sentenzia Me.

Di ritorno a casa, Io e Me, fanno la strada insieme. Non c’è mai un pretesto per conversare, così entrambi, a testa bassa, si accompagnano nel silenzio più assoluto. Rimuginano vecchie questioni, ma senza darlo a vedere.

«Bella serata!».

«Alla prossima».

Salgono le scale ed entrano in casa. Il solito vizio (una sigaretta prima di andare a letto) e in bagno. Pigiama.

Me si infila a letto. Io nel suo armadio.

Passa la notte. Passano anche gli incubi. Forse qualche sogno.

Suona la sveglia: Me prepara la colazione, Io tarda ad uscire: si trascina con debolezza. Io non ama il caffè, tanto meno la colazione, il pranzo, la cena: non è uno che ha molto appetito.

Pronti per il lavoro.

S’infilano l’Uomo per Bene, che ormai giace sempre sulla solita sedia a dondolo, in camera da letto. Entrambi provano a vestirlo. Contemporaneamente.

«Uno alla volta, per favore» dice l’Uomo per Bene, ogni santo giorno.

E continua:

«Quando la smetterete di dormire separati, forse sarete la stessa persona. E magari potrete vestirmi entrambi».

I due si guardano e si affidano alla sorte: anche per questo nuovo giorno, tocca fare la conta per chi uscirà di casa.

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