Novelle

L’esame di Teoria e Pratica

Corrado, bidello del Galilei, ogni mattina aspettava che la fiumana dei caproni, galoppasse per branchi verso le proprie stalle.

«Perdenti! Finiranno per essere bidelli anche loro» commentava con il tono di voce di chi, insoddisfatto, vedeva imberbi crescere velocemente, ma solo nelle taglie dei jeans.

 

Nemmeno il tempo della campanella, e già dalla II E, sbuca fuori Jhonny. Sosta un attimo sulla porta e dice qualcosa di vergognoso all’indirizzo del prof di Chimica.

«Ho la dissenteria schizofrenica: quando viene, viene!» e sbatte la porta togliendo aria alle lamentele dell’insegnante.

«Corrado, che mi dici di bello?».

«Che mi dici di vecchio, piuttosto, visto che le tue scuse innovative, non fanno più notizia!».

Jhonny siede accanto a Corrado. Apre a casaccio i cassetti e li richiude senza averci sbirciato dentro.

«Cerchi qualcosa o hai perso qualcosa?».

«Credo entrambe, Corrado. È che non lo so nemmeno io. Cioè il fatto è evidente, ma non capisco perché succedano tutte a me!».

«Forse perché non ti rassegni che succedano: magari è la normalità».

«Come può essere normale un rapporto che ha continui alti e bassi?! Stella, hai presente? Beh, continua a tediarmi la vita con pretese, capricci, scuse banali … Io non la reggo. Cioè, non è che non la reggo. È che abbiamo un passo diverso».

«Ah, ma passerà! Vedrai. Le prime cotte sono così: funziona, non funziona, pare che vada bene e magari dopo ti scocci presto. Per questo sono bidello. Cosa credi, che faccia per me il rapporto di coppia?!».

«Che è ‘sta novità? Racconta!».

«Magari un’altra volta. Adesso torna in classe, sennò passiamo un bel guaio tutti e due».

Jhonny accenna una replica, ma Corrado tende il braccio e indica la sua classe.

«Sparisci!».

Apre un cassetto della sua scrivania e caccia fuori un foglio bianco.

Non è che son bidello di mestiere. È il mio compito. Quando frequentavo l’università, mi appassionavano i corridoi. Mai le aule. Stare a guardare gruppi di amici che scherzavano, s’insultavano; leggere l’ansia e la noia sui volti delle matricole; scovare abbracci e segreti amori negli angoli meno frequentati; riscontrare gelosie e morbose voglie … Essere nel corridoio, dava adito al mio animo di apprendere, senza cascarci: sapere come andava a finire, prima ancora di buttarmi a capofitto in questa o quella situazione. Non spiavo. Mi stupivo, piuttosto. Nel momento esatto in cui mi sentivo pronto a partecipare alla mia lezione, ecco che spuntava dal nulla un’altra situazione strana. E poi c’era Maria, una ragazza con la quale avevo legato fin da subito. Capiva quand’ero pronto e quando preferivo sonnecchiare: si adeguava al metabolismo e alle effluvi emozionali che emanavo con il semplice sguardo. Poi venne l’esame di Teoria e Pratica: una materia che conoscevo senza aver aperto libro. L’appello si divideva in due sessioni: Teoria (orale e singola), Pratica (Manuale e di gruppo). Senza troppo starci a pensare, mi infilai nel gruppo di Maria. Ma lei non aveva scelto nessuno, così che ci ritrovammo nell’unico gruppo di due. Lezione dopo lezione, non mi accorsi che il corso era quasi terminato senza aver frequentato. Me le persi tutte. Per fortuna ci pensava Maria a firmare la mia presenza, così io, da ottimo strafottente, continuavo a passar giornate appollaiato nei corridoi. La sera ci vedevamo tutti insieme, parlavamo del più e del meno, ma solo Maria riusciva a catturare la mia attenzione. Iniziammo a frequentarci per un po’. Quando la cosa divenne seria, sedetti al mio solito posto lungo il corridoio. Mi ero fermato. Nel frattempo, arrivò l’esame di Teoria: lo superai con stupore mio e del prof. L’esame di Pratica, mi attendeva, ma non avendo partecipato al lavoro di Maria, corsi ai suoi piedi. Beh, caro Jhonny, il giorno in cui chiesi a Maria gli appunti dell’esame, fu l’ultimo in cui vidi Maria e l’università. Sai cosa mi disse?

‘Grazie al tuo bel non-lavoro, siamo nella merda! Sarai anche bravo in Teoria, ma quando si tratta di metter mano alla Pratica, ricorri agli aiuti. Non può funzionare così, Corrado! Se sei bravo, sei bravo e basta. E nella Teoria, che nella Pratica. Ho smesso di starti dietro quando ho capito che il tuo vero amore, era ed è il corridoio. Se stai con me, devi partecipare anche alla Pratica, non puoi chiedere appunti o dispense: sarebbe come copiare, emulare, ed io non ho bisogno di un’altra me, ma di un po’ di te che mi completi in qualche modo. Se nella Pratica son scarsa in qualcosa, mi aspetto che il tuo sostegno, gratifichi il lavoro fatto insieme sin’ora. Tanto vale, lo dia da sola questo benedetto esame! Non posso fare il lavoro che ti spetta. Siamo al punto in cui, Corrado, la tua paura di sbagliare ha messo fuori gioco anche me: questo esame non lo supereremo mai, perché non è una prova singola, ma un test di coppia. La nostra prova! Che senso ha passarti i miei appunti?!’

Da quel giorno capii che la laurea non era affar mio. Il corridoio era la mia vita. Insegnare agli altri a non sbagliare. A non essere bidelli come me. Quindi, muovi il culo, e vatti a riprendere la tua Stella, idiota!”.

 

Quando Jhonny esce ancora dall’aula, trova il posto di Corrado vuoto. Una lettera accartocciata, si muove ancora sulla sua scrivania.

“Torno quando posso. Sono in leggero Fuori Corso“, cita il cartello incollato alla sedia.

2 pensieri riguardo “L’esame di Teoria e Pratica

  1. Mi e’ piaciuto molto. Questo non ritrovarsi in quello che si fa, o meglio, il mettersi in discussione e andare alla ricerca del proprio io e del proprio ruolo. Di nuovo il conflitto di essere e non essere, di volere e non volere, di potere e non potere.

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