Novelle

L’allagamento preventivo

Davvero vado ai matti quando scorgo una novità. Sarà che gestisco le mie faccende volta per volta, a seconda delle situazioni, così come viene: le preoccupazioni sono affari che m’invento per scalvare la monotonia quotidiana e crearmi un bell’impiego.

Credo aprirò una petizione on-line con “Firma anche tu”; credo che qualcuno debba far qualcosa insomma: da circa tre mesi, nella mia piccola zona, ma anche in città, pare che diversi cittadini vivano una situazione di disagio. Per fortuna posso ritenermi fuori da questo brutto guaio (almeno sino ad ora!), tuttavia, una volta tanto voglio far qualcosa per il prossimo. Ho voglia di intraprendere una campagna di sensibilizzazione a favore di coloro i quali sono vittime di allagamenti casalinghi. Sembra, a quanto appurato dalle mie indagini, che non vi sia una zona predefinita nella quale collocare tale disagio, ma un po’ ovunque, a macchie sparse, diversi onesti cittadini, vivono in questa situazione di precarietà. Il fatto allarmante è che non se ne parla in giro. Nessuna voce, nessuna informazione definitiva. Insomma, ho modo di ritenere che, una buona parte degli interessati, abbiamo tacitamente deciso di insabbiare la cosa, forse per vergogna o per estrema riluttanza al porvi una soluzione decisa. L’unica incognita (e qui la mia tesi non è fondata su alcun dato) è che si sia segnalato il problema attraverso fonti non ufficiali, propriamente attraverso una sorta di emulazione: per la serie, dal momento che siete in tanti, lo faccio anch’io. Non si sa mai.

Ora, non so voi, ma non vi è mai capitato di notare nelle vostre passeggiate estive, eleganti playboy con jeans rivoltati sulla caviglia nuda? Scarpa bassa, mocassino, fantasmino e questo risvolto a mo’ di pescatore?! A primo impatto, ho pensato “Sarà uno del mestiere, poveraccio! Eppure sembra un bel fighettino!”. Dietro costui, sono apparsi altri esemplari. E lì ho capito.

“E’ un problema di allagamento”. Di certo, tornati dalle vacanze, hanno trovato casa piena d’acqua, così, smossi gli abiti salvabili, si son trovati costretti a ripiegare in qualche modo. Per esempio, piegando tutti i pantaloni della collezione nuova.

– Hai casa allagata?! – ho chiesto a uno.

– No, perché?! – mi ha risposto, guardandomi con un vago senso di superiorità.

“Ok, è una misura cautelativa, allora!”.

Giusto! Prevenire, è meglio che curare. Se è uso comune creare risvolti, tutti a svoltarci pantaloni.

Con i miei, ci ho provato. Niente da fare. Non mi piacciono come stanno: scendono male e sembro un babbuino con le zampe colorate. E qui mi chiedo: ma davvero si ‘costruiscono’ mode come si fomentano coscienze?! Cioè, la tendenza a auto celebrarsi con stupidi risvolti (ma questo è solo uno dei tanti modi di indossare la ‘moda’), ‘svolta’ davvero la vita dell’individuo verso un livello superiore?!

Poveretti, allora, coloro che pur di salvare pantaloni, non salvano la decenza e il decoro.

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