Novelle

Dieci cent

L’uomo stupido è quel tale che, a causa di scorribande, abbandona gli abiti sul suo letto e s’addormenta. Nel corso dei suoi sogni. nelle ore più intense della notte, si dimena per onirici sussulti, al punto che la massa deforme di pantaloni e camicie ai piedi del letto, vibrano con lui. I residui delle tasche, a furia d’esser sballottati, sgattaiolano con destrezza, rovesciandosi sul pavimento, esanimi. Sorpreso nel cuore dei sogni, a causa di una monetina sonante che rotola dispettosa accanto al comodino, l’uomo stupido, la guarda. Sonnecchia e si chiede cosa possa pretendere a quell’ora buia, una stupida monetina. Tuttavia, abbandona il braccio negli abissi giù dal letto, e ad occhi chiusi, palpa a tentoni il pavimento, con la speranza di acchiappare senza sforzo la birichina. Il maldestro tocco delle dita, lo inganna: l’inconsulto abbordaggio spinge il metallo dorato oltre i limiti. Sotto il letto. Stordito dalla vana ricerca, si china con la testa e fa capolino: una moneta da dieci cent giace al centro del suo letto, inchiodata al pavimento e fissa, come cielo, un materasso.

“Non è il momento” – pensa.

E s’addormenta.

All’improvviso la sveglia trilla: corre contro il tempo e contro gli abiti che ha sparsi ai piedi del letto. Indossa senza cura una camicia sgualcita e s’infila pantaloni quasi cavalcasse un levriero fuori di senno. Corre per le scale, riscalda l’auto giusto il tempo di pensare “E’ tardi!” e brucia l’asfalto, zigzagando come in preda ad un raptus.

Finalmente in ufficio. 06:00 spaccate. Un pessimo orario per lavorare, si potrebbe pensare, ma che permette di mangiare. E di gozzovigliare. Col battito sedato del cuore, lo stupido può godersi cinque minuti di pace. Un caffè è quel che ci vuole. Il distributore è lì che lo aspetta con le sue prelibatezze mattutine: dal caffè al cappuccio, dal cioccolato caldo alla tisana. Lo stupido rovista nel turbinio delle tasche, sconvolte e rivolte a passate distrazioni. Due di queste corrono e tintinnano lungo la sacca. Monete da venti cent.

“Dai, un’altra!” – sbotta l’uomo.

Caffè, 50 CENT

Rovista ancora perché sa che c’è. Qualcosa ancora, ci deve essere. Prova con l’altra tasca, e con quelle posteriori. Niente. Solo due monete da venti. Si guarda intorno ma sa che a quell’ora è solo, nessuno è così stupido d’anticipare l’ingresso al lavoro. Pensa e s’ingegna per una soluzione che continua a sfuggirgli di mano. Disperato cerca sotto il distributore l’improvvisa apparizione di una beata moneta che possa salvarlo. Di solito se ne trovano, ma ‘di solito’ non è quella volta. Abbattuto per l’inconveniente, maledice la sorte sostenendo che essa sia ingrata più del dovuto.

A circa trenta chilometri, in un appartamento della periferia, qualcosa si muove. Una ciurma di formiche combatte il nuovo intruso. Un disco volante di dimensioni modeste. Come cielo un materasso.

Non vi è morale per una cretina da dieci cent. Non ha valore.  Non vi è giustificazione, invece, per lo stupido che trascura un momento, perché di momenti opportuni siamo pieni, ma di tempi giusti c’è penuria. Non si può lasciare sotto il letto ciò che si desidera sotto un distributore. Se poi distrazione cura i nostri affari, allora è certo che siamo in buone mani.

4 pensieri riguardo “Dieci cent

  1. Molto vera e molto convincente la morale della storia. Un’ altra bella riflessione sulla vita e sull’uomo moderno. Complimenti Tommaso

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      1. …e qualcosa che all’occorrenza diventa essenziale…a volte capita…devi capire se quello che lasci e’ essenziale e non ti costa troppo in dignita’ e spirito

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