Novelle

Quando Coerenza sposò Occasione

Sempre nel paese di Molto Molto Vicino, regnava un suddito. Occasione, era il suo nome. Come un povero cuoco fosse riuscito a salire al trono, è presto detto. Al tempo delle nostalgiche notti insonni della vecchia regina Verità, ululava il Lupo della Solitudine. Il re Virtù era andato via senza lasciare un erede. Verità tutte le sere s’affacciava alla finestra e ascoltava il Lupo della Solitudine lamentarsi alla Luna. “Che hai da biascicare insolente, tu che non sai cos’è un cuore?” gli urlava la regina. Fino a quando, una sera, spalancata la finestra come al solito, il Lupo della Solitudine fece un balzo ed entrò nella sua stanza.

Il Lupo della Solitudine, spesso, amava raccontar frottole, pur di risparmiarsi una sola notte con la sola Luna.

“Come è possibile, se non giaccio con nessun uomo, Lupo della Solitudine?!”.

Nemmeno il tempo di chiudere l’interrogativo e quest’ultimo le fu addosso. Verità e il Lupo della Solitudine, quella notte, si amarono senza tregua: solo l’alba pose fine al loro amplesso. Le parole della Luna, incontrarono i desideri di Verità, ascoltando i lamenti del Lupo Solitario. Da essi nacque una fanciulla: Coerenza. Le fu dato questo nome, per rispetto al re Virtù, il quale aveva promesso a Verità una figlia col tale nome. Senza tuttavia riuscire a mantenerla.

Coerenza crebbe con Rispetto e Educazione, tutori e maestri di corte. Il Lupo Solitario fu allontanato dal Palazzo subito dopo la notte infausta, giacché sarebbe stato motivo di vergogna render nota la paternità della fanciulla. Giunse l’età adulta e a Coerenza fu necessario trovar un buon marito. La regina Verità organizzò un banchetto al quale i pretendenti furono ammessi con il consenso della stessa. Per l’occasione fu chiamato il miglior cuoco del reame, tale Occasione. Quando la festa ebbe inizio, il Cancelliere del Regno contò oltre mille pretendenti. Tra essi si potevano annoverare figli di stirpe reale, quali Discrezione, Giudizio, Rettitudine, Decoro.

Ma uno ad uno, Coerenza li scartò tutti: nessuno incontrava i suoi gusti e le sue aspettative. Banchettarono per tre giorni di fila, senza riuscire a scegliere il pretendente giusto. Infine si presentò Occasione, porgendo a Coerenza il carrello dei dolci. La principessa li gustò uno dietro l’altro, senza offrire un solo piatto agli invitati. Sazia e ubriaca, iniziò a danzare al centro della sala. Colse Occasione che era intento a sparecchiare. Lo tirò a se e volteggiò in un valzer pregno di Piacere. Costui orchestrava i musicanti del Palazzo.

“E’ lui! Ho scelto Occasione” disse al termine della danza.

Come poi sono andate le cose da allora sino ad oggi, lo sappiamo tutti: gli eredi del regno di Coerenza, somigliano tutti o quasi al padre Occasione, figlio più, figlio meno.

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