Novelle

Alla conta

Nel silenzio di Giulio, c’erano sempre salti: prendeva la rincorsa e … patablummete! atterrava sulla terra ferma. Tirava un sospiro di sollievo e si guardava indietro. Il distacco col vecchio confine era considerevole, tanto per quanti amici occorreva darsi fare. Ma intanto s’era smarrito. Aveva smesso di contare. Anche di cercare. Alla tana prima o poi, tutti sarebbero corsi. Pur di salvarsi. Ripeteva spesso alla sua coscienza di cartone, che doveva smetterla di finire sempre sotto. Bisognava fare una volta ciascuno: alla conta ci finiva sempre e comunque lui.

Giocare a nascondino con i suoi soliti amici, non era più divertente come un tempo: l’età aveva affinato l’ingegno e la furbizia altrui, ma lui Giulio, non riusciva a vederci niente più che un gioco. Le vecchie volpi del gruppo, gareggiavano tra loro, ostentando bravura e intelligenza, cosi che la tana divenisse il regno da attribuire al miglior concorrente. Bastava arrivarci per primi.

Giulio non toccava mai quel muro di tana, piuttosto disperdeva gli occhi alla ricerca del nascondiglio perfetto: c’era un pezzo di terra che spaccava in due la collina e bastava un salto di qualche metro per volarci sopra. La bravura di Giulio era appunto volare. Sorvolare su quel pezzo di terra, tanto che riscuoteva sempre complimenti per l’eroico gesto. Mai però prima che tutti lo mettessero sotto scacco, ricacciandolo ancora una volta alla conta.

E decise di non contare più: aspettare e sprecare energie preziose sperando di trovare i suoi amici, non era più divertente. Angoscioso, invece. Avvertiva il vuoto della stupidaggine, quell’impercettibile sensazione che pone sempre lo stesso interrogativo : “Perché continuano a nascondersi e lasciarmi solo?”. Nemmeno gli elogi e le pacche per il gran salto del fossato riuscivano a consolarlo. Quando ci camminò vicino, capì. Comprese perché la sua, non era bravura, ma un vizio di forma, un carismatico dono dell’inutilità che finiva spesso per deprimerlo. Il fossato non era altro che un declivio per le acque piovane: un’elegante fogna pregna delle piogge passate. In esso si nascondevano i furbi, scivolando sommessamente e senza danni. C’era caduto per sbaglio il più grande dei suoi amici. “Non è difficile, basta accomodarsi per terra e seguire la pendenza” – aveva suggerito al resto della combriccola.

Ma Giulio ci sorvolava spesso. Troppo spesso. E la tana era il punto della sua ennesima condanna.

Ancora alla conta, Giulio!” urlavano i furbetti.

“Uno …. due … tre … quattro … cinque … sei … sette …e otto! Vi ho contati. Adesso non conto più. Non più, su di voi”.

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