Novelle

La sfortuna di essere Natale Costanzo

Non verserò una sola lacrima per quel verme di Natale Costanzo. Prima di tutto perché non ho mai capito se Natale era il nome oppure un cognome; per di più, particolare non indifferente, non si è mai degnato di spiegarmelo. E’ stato uno di quegli amici-conoscenti-quasi parenti  al quale non ho mai saputo dir grazie: l’impossibilità di chiamarlo con il suo nome di battesimo, magari con una punta di tenerezza, è stata una valida motivazione che mi ha offerto il libero arbitrio dall’astenermi da tale onere. Eh sì perché, diciamola tutta, rendere omaggio a qualcuno per un semplice favore concesso, è una bella seccatura! A maggior ragione se tale opera, è il risultato del più banale degli sforzi. Natale Costanzo era un poliziotto, ok? Uno sbirro alla buona, al quale persino la sua arma, chiedeva la grazia di sparare. Chiunque, chiedeva qualcosa a Natale Costanzo: dalla raccomandazione alla multa da cancellare, dai documenti ai biglietti omaggio, dal passaporto al posto del parcheggio. Insomma, Natale Costanzo era buono a qualcosa. Se capitava di incontrarlo al bar, ti offriva anche da bere e questa non era una bella cosa, perché alla gente lì presente poteva sembrare che eri il tipo che se ne approfittava, quasi fosse una ripetuta circostanza che frequentassimo lo stesso bar, alle stesse ore. Natale Costanzo non lo fermavi mica: andava dritto alla cassa e pagava. Bah! Contento lui, pensavo. Col tempo, tuttavia, mi ci abituai. Era fatto così. Poi accadde che per un cavillo giudiziario, fossi implicato in una faccenda che non sto qui a spiegare. Insomma vennero di mattina presto, all’alba (ma che si fa così con la gente seria!?) a prelevarmi dalla mia abitazione. Ora, ho la fortuna di abitare in centro, nella capitale. Era necessario esibirsi in un concerto di sirene lampeggianti?! La colonna di vetture blu correva per le strade di Roma, seguendo un percorso stabilito e svegliando la gente per bene: giunti sotto casa, parcheggiarono con un gran fracasso e stridere di gomme. Saltai giù dal letto per lo spavento. Erano le quattro. In breve entrarono nel mio appartamento e mi ammanettarono. Pareva facessero a gara a chi dovesse scortarmi fin giù al portone, quasi potessi fuggire in ciabatte e vestaglia. Ad un tratto ho pensato che saremmo entrati tutti nella stessa automobile tanto che spingevano, per fortuna poi, ogni agente scelse l’auto con la quale era arrivato. Al comando, nemmeno a farlo apposta, c’erano le tv, i cronisti, i fotografi: alle quattro e venti del mattino!!! Ma il caso volle, che Natale Costanzo fosse di servizio.

Uscì dal portone sparpagliando i curiosi (tv, cronisti, fotografi) e mi venne incontro. “Dottò” mi disse e io lo guardai. Cercai di rispondere qualcosa ma la calca lì vicino si ingrossava a misura d’occhio. Mi erano addosso. “Qualcuno ha parlato. Ma vediamo di sistemare tutto”.

Non mi interrogarono, non mi perquisirono, non mi fecero attendere troppo. Dissero solo “Si accomodi da questa parte!”.

Vuoi vedere che con tutte le conoscenze, qualcuno mi ha deciso di proteggermi? Pensai questo. Ma non fu così. Ci aveva pensato Natale Costanzo. Stampò in fretta un comunicato e lo distribuì alla stampa. Malinteso. Una falsa pista e un errore burocratico.

Adesso ‘sto cretino è pure morto in circostanze misteriose: ‘quello’ che aveva parlato, non ha gradito il comunicato stampo. Ha pensato che la giustizia stesse prendendosi gioco di lui. Eppure ci aveva messo la faccia!

Eppure sono  in una cella. Hanno finto di arrestarmi per arrestarmi in anonimato. Quale sarebbe la buona azione di Natale Costanzo per la quale dover rendergli merito? Non ho più la mia libertà. Si è fatto ammazzare come un cretino! Bella fortuna essere Natale Costanzo: per una bugia a fin di bene, ha finito la sua carriera nel peggiore dei modi. Vallo a ringraziare uno così che non sai nemmeno se Natale è il nome oppure un cognome.

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