Novelle

Ma stavo solo parlando di noi. Mica solo di me

 

C’è voglia di riempiere il tempo con passa-tormenti  sterili. Lo ripeto spesso alle mie piante ed esse, stanche di starmi a sentire, divorano il raggi del sole quasi che l’esposizione sia davvero il loro periodo di vita migliore. Insomma, c’è qualcuno che sa spiegarmi cosa ci sto a fare in mezzo a questo vivaio? Lo ritenevo un hobby interessante e invece queste creature fanno un po’ come gli pare. Per non parlare del sole e della pioggia che fanno il bello e il cattivo tempo. Ne parlavo proprio ieri con la signora che mi ha assunto, ma lei presa dalle sue faccende, ripeteva in continuazione il solito ritornello :”Capisco…”. Non sono paranoico per nulla ma non riesco a fare un lavoro serio che mi conceda il beneficio di sentirmi appagato. E non è nemmeno senso di solitudine, il mio. Piuttosto è come essere in coda, in mezzo a un fiume di sconosciuti che ascolta musica nelle cuffie e parla al telefono con utenti interessanti. Uno spazio divorato da illustre figure che rappresentano il vuoto e la nullità. Il mio passa-tempo è un tormento: veder colorare angoli di terra con le più svariate tempre senza che io possa metterci la mano, il mio tocco d’arte, mi rende nervoso. Adesso per esempio un millepiedi sta perlustrando le mie scarpe: poter disporre di tanti passi non accelera certo il cammino, ma allunga l’arrivo perché sin quando l’ultima zampina non valica il confine, non si è mai dall’altra parte.

Poi d’incanto piango. Ogni petalo di questo giardino si volta a guardarmi, il sole è sopra di me. Scopro così l’infinita dolcezza del tatto visivo, un miscuglio di colpetti al cuore attraverso i quali scorgo il senso di ogni cosa. Sono attimi, momenti, ripercussioni e vibrazioni. Il passa-tormento non è altro che l’ennesima scusa per volerci bene. Un passa-tempo sfizioso che diventa il Tempo: apprezzare un virtuosismo caduto poco prima in disgrazia per via del tempo. Per colpa del sole e della pioggia, che fanno sempre il bello e il cattivo tempo. Aspettare il momento in cui poche lacrime dal cielo, di raggi o o gocce, irrorino il paradiso dentro, perché anche noi microcosmi siam parte dell’intero e nessun vivaio potrà mai farci sentire meglio di quei germogli che poco a poco ci spuntano dentro.

Il passa-tempo passa il tormento. Ma stavo solo parlando di noi. Mica solo di me.

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