Novelle

Un sosia al check-in

Sébastien la notò appena di spalle. Un diadema increspato le copriva il capo e riccioli cadenti tutt’intorno, quasi sul viso che non vedeva. Un’alchimia di perfetto disordine capace a stimolare la voglia e la passione. Ma Sébstien era lì per andare. Poco tempo a disposizione per godere del panorama e provare a imprimerlo nella fantasia, in quel pezzo di testa adibito alla libido. Chiuse gli occhi e scattò una foto: un’istantanea nella quale il diadema increspato mostrava le mani, le tendeva per tenerlo stresso a se, costipando l’odore della meraviglia e dell’ardore, come solo le donne di una certa razza sanno fare. Poteva sentire il suo odore in quella foto, un spasimo di fragranza spruzzato di corsa, come poco prima di andar via casa: quel tanto che basta per restare impresso nelle narici dei passanti. Ed essere ricordo. Provò a schiudere le palpebre, ma ora la sua voce corposa e profonda, lo chiamava. Pronunciava il suo nome e quell’accento straniero.

Sébastien.

Mille corpi blu, palpeggiarono i cavi delle sue corde interne, come corrente che fugge sino ai poli e da’ luce. Un brivido di vita che l’accese per i secondi necessari a intendere pazzie. Adesso era certo di desiderarla sino a volerne mangiare ogni singolo centimetro cubo, ogni porzione della sue pelle bianca e profumata, ogni rarefatto pensiero e volontà.

Ogni cosa di lei, adesso pretendeva.

“I suoi documenti, prego”.

Sébastien sfilò dalla coda, raccolse i bagagli e stracciò il coupon. Era atterrato. Il diadema increspato di riccioli cadenti, non era altro che un sosia. Un’imperdonabile errore. E nascose il volto impacciato nelle pieghe dell’imbarazzo di dover fuggire via. Non doveva esser lì. Le voglie si coprono di diverse maschere, tutte però atte a partecipare alla festa del tempo inutile. Solo tempo sprecato a giocare da adulti.

Incontrò il viso delle intenzioni e dei sogni. Una donna identica a ciò che le membrane immaginarie del suo intelletto avevano creato per tanto tempo. Un sosia nella testa e fuori, perché ciò che si immagina lo si crea così perfetto e pari all’impossibile. Ma lei era lì, era il realizzarsi dell’effimero viaggio da sempre sognato, accanto al bagaglio che finalmente poteva contenere roba comune.

Per correttezza verso i sogni, si sentì in obbligo di attendere.

Il timore dell’amore é solo un’attesa che inganna e finge compagnia. Prima o poi si deve partire. Che piaccia o no.

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