Novelle

Il profumo rubato

margherita

Il piccolo cuoricino di Lucia scolpiva battiti come note sulla margherita, ultimo gioco tra le sue candide mani. Con la delicatezza di chi non vorrebbe osare, spogliava il fresco fiore della pellicola impalpabile che ricopriva i petali. Il biondo dei suoi ricci si confondeva tra il giallo vivo della corona e, come bottoni di vetro, le riflettevano negli occhi l’immagine di un diadema luminoso. Sfilettava i contorni, disegnando forme curiose: ora un cuore, ora una rondine, ora un viso impossibile da decifrare. Giunta allo stelo, svestiva anch’esso, raccogliendo patine di teneri fusti sul terreno bruno e macchiato di polline: il fulcro del suo ultimo gioco, pareva piangere, lasciando anche sui suoi polpastrelli divertiti, il frutto di un passatempo crudele.

“Mamma, ho spogliato la margherita. Ma ora piange!” – diceva mostrando le manine zuppe di polline.

“Perché l’hai fatto, piccola?”.

“Volevo sentire il rumore che fa dentro. Anche i fiori hanno un cuore, vero mamma?!”.

Raccolta la piccola in un abbraccio di sorriso, la strinse a sé.

“Il segreto della vita è un profumo. Così è nei fiori”.

“Anche io profumo allora?!”.

“Ogni volta che le tue mani stringono altre mani; ogni volta che i tuoi occhi procurano un sorriso; ogni volta che trasformi un dispetto in opera d’amore. Questo è il tuo profumo. Così è dentro di te”.

“Perché piange allora la margherita, mamma?”.

“Quando estirpi il segreto del profumo, esso piange. Sempre. Non permettere mai a nessuno di toccare e sporcarsi del tuo profumo: devi donarlo a chi si avvicina a te con dolcezza. Nessuno ha il diritto di rubartelo. Altrimenti piangerai come quella povera margherita, piccola”.

Quando Lucia capì, si rattristò. Non per la margherita, ma per il suo profumo. Nessuno ne avrebbe goduto più per causa sua.

“Non voglio più essere cattiva. Lo prometto su queste mani gialle di profumo che ho rubato!” – disse e giurò solennemente a se stessa.

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