Novelle

Gennaro Magone, poeta stonato.

I suoi versi malinconici dipingevano un’epoca. Gennaro Magone scriveva di operai, di soprusi, della condizione umana e dell’infelicità che si strappava come pezzi di pane duro da inghiottire ogni santo giorno. Ma gli operai non sapevano leggere: le loro mani sporche scivolano sulle pagine fresche di stampa e relegavano le poesie ai pargoli che giocavano a nascondino tra la cucina e il bagno. Alla sera, prima di metterli a letto, la mamma cantava loro una tenera ninna nanna che recitava i versi di Gennaro Magone.

Siamo cresciuti così, noi figli di operai, ché i libri non li abbiamo mai comprati: ce li regalava il Comune. Abbiamo imparato cosa voleva dire differenza, rispetto, dovere, stringendo nodi per scarpe con lo spago, guardando alla finestra auto di lusso imbottite di bagagli pronti per l’ennesima vacanza: il mondo oltre i nostri limiti era solo quello che volevano farci credere, ma la terra e la carne vivevano di un altro tipo di anima.

Sono passati tanti anni da allora e Gennaro Magone non scrive più. Noi figli di operai gli abbiamo strappato la penna di mano, abbiamo bruciato le sue poesie e l’abbiamo allontanato. Ma non siamo impazziti, piuttosto siamo delusi. La sua vena l’ha reso famoso, idolatrato. Distante. Non è uno di noi e forse non lo è mai stato, lui che aveva capito che schierarsi dalla nostra parte valeva una vittoria: la partita era impari e la storia è tutt’altra cosa.  Ora che nulla è cambiato da allora, abbiamo solo più coscienza che a certe altezze nessuno sa stare, le vertigini non danno capogiri, ma spelano il cranio di una umanità innata, sino a mostrare quella patina sottile e meschina che si chiama astuzia. E noi figli di operai, con l’astuzia non ci abbiamo mai pranzato. Non ha mai avuto la forma di pane.

Da solo ho imparato a scrivere; da solo ho imparato a vivere e in tutto ciò Gennaro Magone ha anche il suo merito: ci ha tolto bocconi dalle mani affinché, disperati cercassimo da mangiare. Ci ha donato la voglia di conoscere, di sapere cosa ci sia dietro e benché la verità sia evidente, in molti la apprezzano ma in pochi la sostengono.

Ora sappiamo che Gennaro Magone non scrive più, i suoi versi stonati accennano solo lamenti nei bar della periferia, perché persino la verità ha scelto altri quaderni in cui giacere e crescere: non vuole più bocche sazie, ma stomaci di ferro e mani callose di chi, una penna forse non sa nemmeno tenerla in mano.

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