Novelle

Tacciamo.

Ed ora, ho un pensiero che ci riguarda.

Tacciamo. Lo urlo distante da me a occhi chiusi, col dito puntato al mio indirizzo, perché mi vergogno: le parole non coronano azioni, ma restan sole. Sole come stelle spente. Come una stella che si è spenta, come un urlo strozzato, come il pianto postumo di chi non ha saputo guardare. Dove eravamo?

Guardiamoci intorno, in silenzio. Una mano può parlare amore quando la bocca tace, perché di respiri ne facciamo scorta: un’anima sola adesso cammina, serena ché il male è alle spalle. Era un’anima sola che il male lo portava in faccia, davanti. E ci siamo imburrati gli occhi si sporte di pane per paura di restar digiuni, per non aver più fame, per tamponare lacrime. Adesso che la mollica è zuppa di gocce salate , tacciamo.

La solitudine, non è mai la vera accezione. È solo un’idea. Esser soli è un pieno di vuoto, far scorta di spazio e portarselo ovunque. È la sensazione costante di poterci cadere dentro. E non è mai uno spazio frutto di impegno o duro lavoro. È solo la risultante di energie lasciate andare. Cerchiamo ogni volta di abbracciarci e cadere tutti nello stesso spazio, per non esser soli, ma finisce sempre che ci ritroviamo chiusi in una zona che comunque non ci appartiene. Soli comunque e a prescindere, come una cosa e l’altra.

E’ dunque puntare un dito su uno spazio vuoto. Perché quello ora ci resta e non abbiamo saputo colmare.

Perciò, tacciamo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...