Novelle

I buoni sono sotto la pioggia.

Attila, il tedesco pastore zoppo, guardava una nuvola col muso teso e incallito. Aveva l’olfatto da segugio e non solo, prevedeva un accidente prima ancora che esso avvenisse. Sbirciava ogni tana, ogni scarpa, ogni angolo noto ed ignoto, per scoprire altre trappole, come quella che gli aveva azzannato la zampa sino a spezzargliela. Le orecchie sempre tese e uno sguardo minaccioso, Attila non abbaiava in vano: abbaiava sempre, quando era necessario o quando gli portavano da mangiare. La ferita evidenziava il dolore con le prime gocce che preannunciavano pioggia e con essa anche il ricordo di un morso d’acciaio. Giocava a fare il grande e il forte con i cani della zona, il gioco del branco, il gioco innocente di chi deve vivere la strada e sopravvivere al bello e al cattivo tempo. Sino a quando una trappola coi denti aguzzi, lo immobilizzò: divenne preda degli umani, della violenza dei loro calci, dell’impetuoso coraggio delle vanghe che colpivano senza respiro. Sopravvisse anche quella volta, ma con una zampa di meno.

Zoppo e cosciente, Attila annusava l’aria. Quelle nuvole alte in cielo annunciavano violenti piogge. E la ferita ululava, chiedeva grazia: le ombre dei cattivi si materializzavano ogni volta con facce diverse. Affondava lo sguardo, tendeva il muso: vedeva visi nuovi e ringhiava senza motivo, senza che un’offesa si fosse realizzata. Era allucinazione forse, quelle braccia e quegli occhi, sembravano uguali. Com’era possibile?! Non erano forse umane quelle braccia che l’avevano colpito? Non poteva credere che le stesse mani che gli offrivano una ciotola di avanzi, fossero le stesse che gli avevano teso il tranello.

Poi la nuvola passò. Il cielo si illuminò di luce. Squarci come respiri del sole in mezzo a nuvole che si diradavano. E vide chiaro dinanzi a sé. Le ombre dei buoni rientravano in casa. Le braccia cattive adesso uscivano.

La differenza era nel tempo.

Quando la strada mostrava i segni del freddo, i buoni uscivano. Abbandonavano al solito angolo una cuccia ricavata da una vecchia scatola e una ciotola di avanzi.

Quando il sole spuntava, i segni dei cattivi erano più evidenti: pedate malvagie scalciavano lontano la cuccia e il cibo, disperdendo una zona franca e un riparo per i tempi peggiori.

Tornò a leccarsi la ferita, strofinando sui denti affilati la lingua avvelenata: ora sapeva quando e dove abbaiare.

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