Novelle

Carezze e dizionari.

E ora vieni qui, siedi sulle mie gambe e assorbi, con occhi di commiserazione, una giornata di inutili salti. Resetto per un istante le complicazioni e affondo i miei occhi nei tuoi: è un profondo baratro da superare, perché oltre le pupille, si dilatano pensieri, emozioni, battiti convulsi. Allungo le intenzioni e rischio una caduta nella zona morta che è la parola. Nessun labiale o vibrazione di corde vocali potranno agevolare questo salto, perché sei qui ferma ad aspettare che ti raggiunga.

Fra tante solitudini ce n’è una che mi divora: l’incomprensione. E’ vivere sotto lo stesso tetto ma parlare lingue differenti: nemmeno il bisogno più scontato può essere ascoltato. E allora ti pronunci in gesti. Ma anche quelli se non curati, vengon fraintesi. Non resta che guardarci in faccia e sopportare la dispersione di chi vive stretto fra  cuori gonfi di spazi vuoti da colmare in qualche modo. L’incomprensione è la madre delle solitudini, un sacco che ti trascini dietro colmo di dizionari: un fonema diverso per ogni testa che incontriamo; una ricerca protesa alla comprensione, scavando velocemente per acchiappare al volo una richiesta da tradurre all’impronta. Interpretare è metterci del proprio, utilizzando vocaboli già noti alla nostra esperienza. Il senso delle cose varia, però. Non c’è un vocabolario comune che realizzi desideri universali. E in questo immenso ricerchiamo l’assoluto, come un bisogno unico e singolare. Quando a domanda corrispondo risposte, la confusione genera incertezza. Non è sbagliato il bisogno, ma il motivo che spinge a confessarlo, perché siamo soli. E’ solo roba nostra. Per gli altri saranno solo capricci.

Il bisogno è lingua che non possiamo tradurre: è un salto nel buio dove per forza cadiamo, rompendo i rapporti in quel che l’istinto traduce in incomprensione.

Solo nei tuoi occhi non cado, mia cara gattina. Perché, nonostante tutto, di questi bisogni umani ne accarezzi solo le gambe, eludendo con fusa a pelo arruffato il leit motiv. Prima di sfiorarmi ancora, saltelli: un breve lancio che atterrerà su carezze. Se noi umani producessimo carezze per quante incomprensioni viviamo, saremmo soli ugualmente, ma almeno un po’ più caldi.

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