Novelle

Scatole e tapparelle

Nascondeva sorrisi perché nel sole non ci vedeva nulla di buono. Il dispetto di un raggio lucente, metteva a nudo quelle che erano le sue debolezze, così evidenti, così imbarazzanti. Appena sbirciava oltre la tenda porpora e pesante, seminando occhiate e ritraendosi al primo sguardo di chi, dalla strada, si sentiva osservato da un’anima riflessa in pupille. Schiantata al muro, oppressa da fantasmi inoperosi, richiamava paure con un fischio ed esse scodinzolando, le lambivano i piedi a denti serrati, ringhiando, facendola retrocedere nel buio di angolo. “Quando finirà questo tempo? Quando potrò finalmente sorridere sul serio e non ridere della vita?”.

Così, scalza e scarna, tornava nel suo letto, producendo calore con le sue stesse ossa, strofinando pigmenti tenui delle mani, quasi a fomentare un fresco fuocherello in quel pezzo di paradiso. Sotto le lenzuola. E si addormentava ancora, silenziosa a se stessa e alle mura.

Il campanello vibrò per tre volte. Saltò in piedi, tirandosi dietro le coperte. Restò ingabbiata in plaid colorati e profumati di sogni. Scese dal letto e sempre scalza, raggiunse l’ingresso. Schiacciò il viso sul porta e ficcò la curiosità in quell’occhiello distorto: una sagoma irriconoscibile attendeva di spalle. “Chi è?” – domandò, ma quello non rispose. Provò ancora, certa che la sua voce fosse così debole da non poter essere udita nemmeno da uno dei suoi due orecchi. “Chi è?!”. Stavolta la sagoma scomparve. Poi riapparse sollevandosi da terra. E andò via. Attese qualche istante e schiodò la porta dal silenzio, da un confine segnato da strati di polvere. Subito un rivolo di sole scivolò sul pavimento, bagnando i piedi scaldi e riscaldando con intensità una parte di essi. Stette a guardare e a meravigliare. Oltre l’uscio, giaceva per terra un pacco, enorme. Lo raccolse e lo tirò dentro di forza. Scartò la carta colorata e aprì il pacco. Solo una lettera sul fondo, appena si vedeva. Il resto, solo aria. Vuoto.

“O lo riempi, o lo svuoti. O ti riempi, o ti svuoti. L’importante è non confondere sorrisi e lacrime: non mischiarli perché è una ricetta insapore. Separa il bene e il male, vedrai che sarà più facile scegliere. P.S. Ti do un consiglio: Usa la scatola per le lacrime, tutto il resto per sorrisi. Fai te. E tira su le tapparelle perché non ti confonda. Buona giornata!”.

Quando si svegliò, aveva il viso bagnato di lacrime. Era stato solo un sogno. Poi scese dal letto, si vestì e scese per strada a guardare le sue finestre. Finalmente sorrise, perché la scatola delle lacrime adesso era perfetta vuota: senza di lei. Non di scatole aveva bisogno, ma di luce che ne scaldasse le giornate e ne mostrasse il contenuto: scegliere per se stessi il meglio, in fondo è semplice, ma a tapparelle abbassate tutto è più difficile.

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