Novelle

Tapis roulant.

E poi c’è quel giorno che si avvicina che ti ruba al tempo e ti trascina: un tapis roulant rovente che corre all’indietro, rompendo in una stanza di un giorno normale, tra odori di una cucina allegra e voci che si inseguono in soggiorno, mentre una manica di cappotti addormentati si abbandona al primo appendiabiti disponibile. Tutti pronti a festeggiare l’anno che verrà, insieme, inseguendo speranze che giacciono al confine del nuovo calendario da inaugurare. “Tante cose belle!” – dice qualcuno; “Altrettanto a te!” – risponde un altro da lontano. Tutti protesi in avanti, danno una sbirciata al numero uno, come il count down che avanza su orizzonti di teleschermi accesi. Mancano due ore al punto zero, manca poco a che tutto si cancelli. Bello e brutto, perché di un anno che sta andando non riusciamo a salvare nulla, sebbene qualche gioia in un pacchetto come dolcetti, ce l’abbia conservata e regalata. Troppo poco, troppo presto. Non basta. E mentre il fragore di tappi irrompe tra sollazzi e sorrisi, i piedi bruciano su questo tapis roulant. Corro, barcollo, mi allontano dal presente e abbraccio anni appesi sulle spalle, come calendari accartocciati e riposti in angoli della mente, palline di carta che rotolano di tanto in tanto per folate di ricordi che piovono dal petto su petali di lacrime.

Il ricordo corre veloce, la memoria non trascura anni e odori, taglie di pantaloni minute nelle quali correvo verso un destino bello da immaginare ma altro da essere. Mi attendeva un altro futuro, e l’ho incontrato, baciato, maledetto, abbandonato e ripreso. Ho vissuto il destino.

Ed ora son tutti protesi in avanti, con gli occhi alti su un cielo colorato a festa. Tutti a inseguire il futuro sempre più nudi perché nulla vogliono portare con sé, mentre io, inseguendo il passato, cavalco un tapis roulant di ricordi  acchiappando anni, situazioni, immagini, istanti.

Tutto con me nel futuro.

Poi il tapis roulant si ferma, questa giostra mi inchioda al presente: facce sorridenti, volti distesi, labbra colme di benedizioni. Domani sarà diverso, lo so. Sarà il remake di dopo domani, perché non sono i giorni che si inseguono, ma anni che ci scorrono addosso cambiandoci. Il destino è costruito su ore non di lancette ma di battiti. Battiti del cuore. E quelli, se vogliamo, riuscirebbero da soli a fermare il tempo in qualche modo, con una magia ogni volta diversa, una magia che al prossimo fine anno, non lascerà scappare i pacchetti di gioie come dolcetti che ha seminato qua e là.

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