Novelle

La mia prima volta: la filosofia dell’uovo da montare.

CAPITOLO I

Per iniziare degnamente questa pagina di “Approcci”, credo sia coerente metter mano alle mie prime volte, giusto per darmi un tono di ordine. E non parlo di particolari “prime volte”, ma  prime volte in assoluto. In maniera metafisica, insomma. Il quadro clinico di tommaso, presenta delle variabili e delle costanti: le variabili possono essere rappresentate dai singoli giorni che hanno composto sino ad ora la mia vita; le costanti da … ve lo dico tra un po’. Dunque, io vivo esattamente da dodicimila cinquecento ottanta giorni, beh, più o meno considerando i bisestili. Non sto qui a contare quanti ne abbia buttati a mare, perché non è questo il mio obiettivo, bensì è interessante considerare che in gran parte delle mie giornate sopra citate, non abbia mai dato troppa importante alle Istruzioni per l’uso. Stavolta non parlo per metafore, dico sul serio: ogni volta che ho inaugurato qualche nuova attività, o oggetto che dir si voglia, la prima operazione che riuscivo a realizzare in maniera sistematica, è sempre stata quella di cestinare le istruzioni per l’uso. Il libretto vero e proprio, intendo. Mi affliggeva dovermi chinare su un libricino scarabocchiato da vignette poco realistiche e molto fantasiose (perché certe volte, solo per capire il verso di una mensola ci avrei messo mezza giornata!) anziché buttarmi a capofitto sul lavoro e dedicarmi anima, corpo e mortificazioni in quella che lì per lì credevo essere una questione di vita o di morte. Ora, se dovessi tirare le somme, è chiaro che in molti casi,  avrei fatto bene a seguire le istruzioni, dal momento che l’insuccesso mi è stato servito su un piatto d’oro (mica un comune argento) con la placca segnata da un’incisione: IDIOTA!. Ricordo per esempio di un motorino per l’acquario che ho praticamente buttato nuovo. Non è mai partito. Non ho nemmeno provato ad inserire la spina per tentare una misera soddisfazione. Niente! Cestinato perché semplicemente avevo inserito degli strani tubi verdi in fessure che non coincidevano… forza e sforza, le fessure sono diventate voragini. Infine, il motorino si è aperto da solo distribuendo in ogni dove, minuscole viti e filamenti elettrici che ho pazientemente raccolto e accompagnato verso il cestino dell’immondizia. Finito. Ho comprato un altro motorino motorino per acquario. Con acquario incluso. Ho solo faticato a trovar una prolunga che raggiungesse la postazione di corrente più vicina.

Ecco, tommaso e il libretto delle istruzioni. In quell’occasione incassai una sconfitta. Per fortuna con la modernità, è arrivato Youtube. E con esso, anche i tutorial. Li ho scoperti per caso, a causa di un errore di ricerca. Mi è apparve un video sul montaggio dei tergicristalli dell’automobile. Beh, nemmeno a dirlo, il giorno seguente, per puro sfizio mi sono regalato delle nuove spazzole. Ho seguito le istruzioni e come per incanto, la magia si è realizzata sotto i miei occhi. Ma non tutti i tutorial sono veri tutorial. Il più delle volte sono diplomatici inviti alla costernazione. Lo fanno apposta, per farti sentire un perfetto incapace. Quasi quasi, sono lì a dirti :”Dai prova, tanto spaccherai tutto e mi maledirai, perché sei un perdente e non ti riesce nemmeno di cambiare una ruota!”.

Potrei davvero proseguire ad oltranza: avrei dodicimila giorni da spulciare per dimostrarvi cosa significano per me le prime volte. Provo tuttavia a sintetizzare in questo modo: le prime volte sono quelle situazioni nelle quali, seppur siano trascorsi dodicimila giorni, ti sembra che tutto per incanto si resetti, ricominci ancora. Un po’ come sentirsi sempre bambini. La prima volta è: meraviglia, adrenalina, rabbia, afflizione, sofferenza. Le potrei citare tutte, ma le stagioni del cuore, quando capitano nel momento della “prima volta”, scorrono tutte insieme: come la più grande parata che il vostro essere abbia potuto vivere. Per questo motivo odio le istruzioni per l’uso. Voglio imparare da solo, costruire con le mie mani, pezzi di oggetti che all’inizio appaiono come caos, un nulla che genera confusione. In questo modo ho imparato a cambiare una ruota, smontare il pannello dello ‘Stop’ della mia auto, smontare pezzi di un hardisk, installare un lettore cd-rom, installare programmi, cambiare un serratura, riparare un tavolino, montare una libreria, sfilare una chiave segata in due, sostituire la sacca dell’aspirapolvere, smontare pezzo per pezzo un aspirapolvere, radermi i capelli, pulire il rasoio per capelli, smontare il rasoio per capelli, inventare un arredamento impossibile da pezzi singoli di mobili diversi. Mi fermo qui non perché temo di annoiarvi, quanto perché credo abbia reso l’idea di quanto siano inutili le istruzioni per l’uso. Ho imparato a fare tutto da solo, non perché sia bravo. Tante cose non mi riesco bene, vedi per esempio cucinare (infatti non l’ho annoverato nell’elenco); altrettante cose non sono capace di farle e chissà se mai ci riuscirò: quel che importa è che le mie prime volte devo viverle per ostinazione: come facevo con gli ovetti di cioccolato, quelli con le sorprese. Trascorrevo interi pomeriggi a tentare soluzioni, finché il gioco non cresceva nelle mie mani, non si realizzava a furia di tentativi. Senza istruzioni e senza l’aiuto dei grandi.

Dodicimila e passa giorni a tentare di costruire. E non sempre grazie a esperienze positive: magari avrò gettato via tante variabili, tanti giorni, ma le costanti, anzi LA COSTANTE VOGLIA DI IMPARARE DA SOLO, quella non me la getterà via mai nessuno.

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