Novelle

Prossimo appuntamento a domattina

Dal silenzio delle cose, mi sollevo un istante a riflettere. Tutto tace, dorme, sonnecchia in prossimità di una scadenza nella quale dovrei esser pronto a qualcosa. Ma è quasi sera, ormai questa giornata si incammina in punta di piedi verso la porta d’uscita. Un giorno diverso da altri già vissuti, ma speciale a modo suo perché, protagonista o cameo, ci sono passato attraverso e gli ho stretto la mano, risolvendo gli enigmi e i giochi che esso mi ha proposto. In fondo, la vita, sminuzzata in giorni, frantumata in ore, non è altro che un adorabile rompicapo: alcune volte la soluzione vien facile, altre invece si incastra nelle pieghe della carne. Ogni giorno è un problema e svegliarsi con la voglia di abbracciare quesiti, questo sì purtroppo, non viene naturale.

Il punto nevralgico sono i risvegli. Provate a immaginare a qualcuno di essi, immergetevi nella memoria e ripercorrete quella camera buia che è il ricordo: spalancate le porte e rivedetevi al mattino. Uno qualsiasi, nessuno in particolare. Afferrate un fascio di queste immagini e disponetele lungo la consolle della vostra camera da letto. Anch’io ho fatto questo viaggio e mi sono visto, anzi, rivisto.

Ci sono risvegli di impatto, quelli di impianto, quelli continuativi e quelli di sosta. Forse ce ne sono altri, ma a questi sono legato in maniera speciale, perché sono di quelle calate dal letto, nelle quali mi ritrovo spesso e senza dubbio, si riflettono le mie giornate. I risvegli di impatto sono di quelli che salti all’improvviso: un passaggio duro e netto alla realtà. Sono quelli nei quali mi pare di ricevere già due schiaffoni appena sveglio, una scossa lunga quanto il tempo di realizzare che è ora di darsi una mossa; i risvegli di impianto invece sono più o meno dolci, ma altrettanto scontati: suona la sveglia, spalanco gli occhi, scendo dal letto e vado in bagno. Poi bla bla bla, la giornata scorre come deve ed io somiglio ad un automa. Insomma una lista di azioni da eseguire in maniera meccanica. Poi ci sono i risvegli continuativi, e sono di quelli nei quali sei cosciente di non aver riposato ma solo atteso l’alba per via di un evento atteso o temuto. Questa specie di risveglio mi porta spesso a sonnecchiare tutto il giorno giacché ho sonnecchiato per tutta la notte, dunque il sonno vero e proprio non ha mai preso piede. Infine ci sono i risvegli di sosta, e sono i miei preferiti: mi appisolo al piacere di perdermi nei pensieri, come alla fermata dell’autobus nell’attesa che arrivi. Pianifico un po’ di cose, realizzo progetti, creo sogni nei sogni. Poi passa l’autobus e mi porta via, a destinazione verso un nuovo giorno.

Qualunque sia il risveglio che mi attenderà domani, so di certo che non dovrò commettere l’errore di viverlo troppo. Spesso mi capita di indossare il cappotto prima di uscire e dare una sbirciata al letto appena rifatto. “Chissà come mi sveglierò domani. Chissà cosa farò domani a quest’ora!”. Ecco, queste sono le introspezioni inutili che spesso mi tengono ancorato al risveglio. Mi capita di frequente e tutte le volte osservo il calendario, conosco il santo del giorno, e solo un attimo prima di aprire la porta di casa, mi sveglio definitivamente. E’ l’impatto con la realtà fuori dalle lenzuola quella che tardo ad incontrare, perché nascoste tra le pieghe del cuscino, ho raggomitolato le mie ambizioni, i progetti, i sogni; ma anche le paure, i dubbi, una colonna di punti interrogativi e pause di attesa.

Varcare la soglia, è salire sull’autobus, partire per un nuovo viaggio, forse l’ennesimo, ma comunque lontano dai risvegli, dalla staticità, dagli appunti dei miei “vorrei”, dal tepore di notti cariche di sogni nella testa: recitare a memoria una ricetta di cucina non disporrà certo il palato al gusto, dunque tanto vale rimboccarsi le maniche o, nel peggiore dei casi, improvvisare. Il risveglio è un appuntamento fisso. Viverlo quanto basta è andare incontro al nostro appuntamento giornaliero.

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