Novelle

Ballata fuori tempo di uno zoppo in sosta

Come uno zoppo saltello due fosse,
a pie’ distante dimeno le gambe
(il bacino, il petto e pure le ciglia).
Come uno zoppo che la vita ha provato, le cadute assaggiate le ha pure gustate, azzannate, forse anche cercate,
perché meglio non c’era,
perché peggio non poteva.

Ignaro.

Eppur cosciente oggi,
io zoppo
rallegro il passo e il volto, le attese e le soste,
deviando le lingue e gli sguardi che piovono,
quando saltano e schivano uno zoppo.

Come uno zoppo saltello su fosse,
così io zoppo rallegro le suole:
mai alterne e fin troppo distanti, un po’ si salutano, un po’ si consolano: andare si va, comunque a rilento, cercando ugualmente un sospiro silente.

E smetto di errare, quando vedo un intoppo, sorrido lo stesso e salto quel fosso.

Quando saltello, riparo quel fosso perché…
Questo ho appreso dall’ultima sosta, non era la strada ma forse la rotta,
ma tanto di passi ne cadono a fiotti,
non c’è asfalto che non pianga di fossi.

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