Novelle

La coscienza storica

In questa fase ‘epica’ della storia italiana, davvero non si sa dove volgere lo sguardo nell’attesa che qualcosa accada. Qualcosa di positivo, intendo. Le certezze a cui non siamo mai stati abituati, una volta forse non erano un problema, una priorità insomma. Tutto ad un tratto, siamo assetati di sicurezze, verità, risposte, stabili congetture e promesse che reggano il confronto con i grandi punti interrogativi che affollano nel quotidiano i pensieri, presso lo sportello delle “Paure”. Il concetto non regge, tuttavia, perché è come un neonato al primo abbaglio: riesce ad emettere un solo suono, acuto, intenso e dirompente. Il pianto. A dirla tutta, non è proprio così. Singolare il concetto di Pieraccioni sulla vita (in riferimento alla sua esperienza di neo papà): un bimbo che viene alla luce, si connette con la vita, stabilisce quel legame che gli permette di essere in contatto con altri suoi simili. E’ una istituzione, nel vero senso della parola come a dire: “Da questo momento, vale”.

L’uomo ha aperto gli occhi da poco, dal momento in cui verità sono emerse da un pozzo che propriamente non accoglievano il candore e l’innocenza, piuttosto sotterfugi e movimenti tellurici di fogne. Siamo bravi ad urlare, indignarci, manifestare, dire “odio”, mandare a ‘fanculo, rimettere in discussione e sostenere la rivoluzione. Per un papa che si dimette c’è un cavaliere che ha programmato la sua storia (dalle false dimissioni al governo tecnico – perché un voto immediato l’avrebbe allontanato definitamente dalla politica); da una Banca che vien scossa a continui avvicendamenti sul banco degli imputati (ma solo sulla carta) di politici, manager, amministratori delegati e cravatte simili.

Questa non è storia. Non ci serve una storia così.

Chi non conosce questi “avvenimenti”? Ormai siamo specialisti della politica come una volta lo eravamo della Nazionale di calcio durante i Mondiali. Tutti ‘C.t.’ . Sappiamo tutto, conosciamo ogni singolo particolare degli scandali che riempiono i quotidiani e siamo, addirittura, capaci di esprimere opinioni. Ci sentiamo tutti un po’ MarcoTravaglio e ci piace perché ciò rende l’illusione di essere informati e coscienti.

Peccato che la coscienza non sia un puzzle da comporre con trafiletti di giornali. La coscienza ha bisogno di memoria, di storia e di azione.

Dove siamo stati sino ad ora? Davvero crediamo di poter esprimere un ‘parere’ coscienzioso sul (tiro a casaccio) Ratzinger e le sue dimissioni?! La mia opinione è relativa. La mia coscienza invece continua a ribellarsi: ma non con un moto verso l’esterno, quanto come una centrifuga che impazzita ribalta ogni mia certezza. E le certezze me lo sono create nel tempo, con la storia, la memoria. Se è vero che siamo un popolo di smemorati, allora è vero che siamo un popolo senza coscienza, perché entrambe non possono viaggiare su binari diversi. Dunque la colpa è solo nostra.

Un bell’esame di coscienza storica, non guasterebbe specie ora che siamo socialmente in contatto, non abbiamo cioè barriere e limiti, ma ci sentiamo protagonisti di una bacheca costellata da pollici all’insù. Riconosciamo i limiti e ripercorriamo i passi che la storia ha lasciato, i segni, le testimonianze. Con questo bagaglio, potremo anche sibilare un “Non ci sto ergo lotto!”.

La coscienza ha bisogno di memoria, di storia e di azione.

Che cos’è un uomo in rivolta? Un uomo che dice no. Ma se rifiuta, non rinuncia tuttavia: è anche un uomo che dice di sì, fin dal suo primo muoversi (A. Camus)

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