Novelle

Angelo che odia il nero

Angelo Labate non veste mai nero, anche oggi che è il funerale di sua zia Nina. Si è presentato in chiesa in ritardo, a funzione già iniziata, inciampando tra i banchi e borbottando col vocione: “Oh, mi scusi, permesso, non volevo”. Angelo è distratto tra la gente, come ora. Tanto che sonnecchia. Angelo è irriverente al punto che puzza di fumo e ha le mani sempre sporche, non indossa mai un abito decente e non ringrazia mai per un complimento. Angelo è un idiota – dicono, perché la gente l’ha conosciuto così e non sa di cosa campa né dove passa le sue brave notti. Angelo sbadiglia, russa, respira col fiato grosso e fa palloncini con la bocca. Anche ora al funerale della zia Nina.

Mia madre Nina però, lo perdonerebbe.

Angelo è un bravo ragazzo, un pezzo di pane come diceva mia madre. Ecco perché Nina sa che Angelo odia il nero, le funzioni, il bon ton, il grazie-prego-sifiguri-nonc’èdiche. Mia madre Nina ha cresciuto Angelo e lui ha imparato un sacco di cose alla sua scuola: ha imparato a diffidare dalla gente, a servirla, a non rispondere malamente e neanche con troppe adulazione. Alla tavola di Nina e nostra, Angelo ha imparato a vivere. Ha scoperto per esempio la bontà del pane caldo, della sua mollica soffice, della crosta dura quanto basta, del piacere di strapparne un pezzo con le mani e passarne al vicino commensale. A me, per esempio. Quanti stracci di pane Angelo mi ha servito! Il fatto curioso, era che poi se ne restava con le mani sporche di farina: le osservava e, annusandole, ringraziava il fornaio per aver creato quella meraviglia.

“Chi dice grazie al fornaio, lontano dal forno?!”.

Quando Angelo espose questo interrogativo, restammo in silenzio, attoniti.

“Sapere che c’è qualcuno che lavora di notte, impasta, inforna, attende, sforna, custodisce … mentre tu dormi, è un miracolo che in sé conserva un grande segreto: la gratitudine non espressa, ma provata. Quanti grazie-prego-sifiguri-nonc’èdiche cacciamo fuori con la lingua, senza bagnarci davvero di un briciolo di umanità?! Il pane sulla tavola invece, è il miracolo a cui tutti diamo un morso senza davvero ringraziare di persona. Ma il mastro fornaio, lo sa. Sa che tanta gente a tavola, mentre lui riposa per prepararsi ad un’altra nottata accanto al forno, renderà merito inconsciamente a colui che ha creato quell’opera d’arte? O forse no?!”.

Per questo Angelo che odia il nero, veste sempre di bianco anche oggi al funerale di mia madre; per questo sonnecchia e sbadiglia: attende che qualcuno, lontano dal forno lo ringrazi per l’ennesima pagnotta che consumeranno lontano da questa chiesa, una pagnotta che pare dovuta, una pagnotta che ingoieranno con avidità mentre, già lontani dal pensiero della morte di mia madre, staranno progettando le vacanze al mare e a quanti chili toccherà loro smaltire per esibire un corpo statuario al cospetto dell’ennesima prova costume. Ecco perché Angelo dorme: stanotte tornerà ad infornare, piangendo e ringraziando colei che le ha insegnato la bontà del pane, colei che le ha mostrato cosa è “esser un pezzo di pane”. Il bene che non si vede ma si prova, è sempre più buono.

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