Letture

Non ho deciso di lavare la macchina, eppure mi chiamano deficiente.

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Tra i comuni mortali (che poi voglio capire chi sono i non comuni e quali gli immortali) sono noto come “il deficiente” e questo è un appellativo che mi porto dietro (non so dove me l’abbiano appiccicato) sin da piccolo, cioè sin da quando ho iniziato a relazionarmi con altri miei simili (ma non deficienti). Non ho mai compreso se fossi stato eletto a tale titolo per qualche episodio particolare sfuggitomi alla memoria, o piuttosto perché il mio aspetto aveva in sé qualche elemento che potesse segnalarmi in quel modo, tuttavia da allora sono rari i casi nei quali qualcuno non mi abbia definito in codesta maniera. Per capire meglio, visto che sono deficiente acclarato, ho dunque fatto ricerche in merito sino al punto in cui mi sono spinto oltre ogni limite e previsione. Ho conosciuto gli ambienti più ostici della psicologia e della psichiatria, pur ritenendo che nessuno dei sintomi in essi evidenziati fossero da attribuirsi alla mia persona. Fino a quanto non mi sono imbattuto in un articolo menzionato su diverse riviste e altrettanti luoghi sociali. Sto parlando del ‘famoso’ esempio di quel tale che decide di lavare la macchina e mentre si avvia al garage scorge sul mobiletto all’ingresso della posta… un momento… prima che risulti davvero deficiente, ecco la versione integrale che potete

Decidi di lavare la macchina
Mentre ti avvii al garage vedi che c’è posta
sul mobiletto dell’entrata
Decidi di controllare prima la posta
Lasci le chiavi della macchina sul mobiletto per buttare le buste vuote
e la pubblicità nella spazzatura e ti rendi conto che il secchio è
strapieno.
Visto che fra la posta hai trovato una fattura decidi di
approfittare del fatto che esci a buttare la spazzatura per andare
fino in banca ( che sta dietro l’angolo) per pagare la fattura con un
assegno.
Prendi dalla tasca il porta assegni e vedi che non hai assegni
Vai su in camera a prendere l’altro libretto, e sul comodino trovi una
lattina di coca cola che stavi bevendo poco prima e che t’eri
dimenticata lì.

La sposti per cercare il libretto degli assegni e senti
che è calda..allora decidi di portarla in frigo.
Mentre esci dalla camera vedi sul comò i fiori che ti ha regalato tua figlia
e ti ricordi che li devi mettere in acqua
Posi la coca cola sul comò, e lì
trovi gli occhiali da vista che è tutta la mattina che cerchi
Decidi di portali
nello studio e poi metterai i fiori nell’acqua
Mentre vai in cucina a
cercare un vaso e portare gli occhiali sulla scrivania,
con la coda dell’occhio improvvisamente vedi un telecomando.
Qualcuno deve averlo dimenticato lì (ricordi che ieri sera siete diventati pazzi cercandolo)
Decidi di portarlo in sala (al posto suo!!), appoggi gli
occhiali sul frigo, non trovi nulla per i fiori, prendi un bicchiere
alto e lo riempi di acqua…(intanto li metti qui dentro….)
Torni in camera con il bicchiere in mano, posi il telecomando sul comò e
metti i fiori nel recipiente, che non è adatto naturalmente…..
e ti cade un bel po’ di acqua…..( mannaggia!!!), riprendi il telecomando
in mano e vai in cucina a prendere uno straccio
Lasci il telecomando sul tavolo della cucina ed esci ………cerchi di ricordarti che dovevi fare con lo straccio che ho in mano……..

Conclusione:

  • Sono trascorse due ore
  • non hai lavato la macchina
  • non hai pagato la fattura
  • il secchio della spazzatura è ancora pieno
  • c’è una lattina di coca cola calda sul comò
  • non hai messo i fiori in un vaso decente
  • nel porta assegni non c’è un assegno
  • non trovi più il telecomando della televisione
  • né i tuoi occhiali
  • c’è una macchiaccia sul parquet in camera da letto
  • e non hai idea di dove siano le chiavi della macchina!!

Ti fermi a pensare:
Come può essere? Non hai fatto nulla
tutta la mattina, ma non hai avuto un
momento di respiro……mah!!

(fammi un favore rimanda questo messaggio
a chi conosci perchè io non
mi ricordo più a chi l’ho mandato)

E non ridere perché se ancora non
ti è successo…ti succederà!!!

Bene, questa si chiama S.A.D.A.E. (Sindrome di Attenzione Deficitaria Attivata dall’Età) e per quel che ne ho potuto capire, è una sorta di mania a fare tante cose insieme e non esserne capaci – ma io sono deficiente e dunque la spiego così! – ; ciò nonostante credo che si debba dare alle parole il giusto peso e il valore che esse meritino.

Un po’ quindi, mi rivalgo e per questo ho deciso di per aprire uno spazio nel quale, raccontando episodi della mia vita, voi lettori potrete definire in maniera obiettiva se sono o no, un deficiente. E’ una bella responsabilità, la mia intendo, perché dovesse venir fuori che sono davvero un deficiente secondo quanto detto sopra, sarò costretto a decidere di lavare la macchina.

(#comeprendereingirocolorochedannofaciligiudizi)

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