Novelle

In senso contrario verso l’arrivo.

2460504

(Fonte, Google Immagini)

 

Il cigolio del carrello porta-vivande echeggiava da un vagone all’altro sempre in senso opposto alla direzione di marcia. Vanna Omodio andava al contrario: serviva tramezzini e caffè annacquato, tentando in ogni modo di raggiungere la coda, prima che la destinazione fosse raggiunta. Aveva imparato a reggere lo sguardo schifato dei passeggeri che considerava porcheria, quel “mangiume” impacchettato sul triste carrello, quasi che la sua dignità di donna e madre, sotto la divisa,  si misurasse in ingredienti e scadenze stampate sulle confezioni. Spesso la chiamavano con un fischio, uno schiocco delle dita, un indice vibrato nel vuoto come intimidazione: Vanna sorrideva e rispondeva “Buongiorno, gradisce qualcosa?”. Spesso non solo le parole la ferivano, anche una semplice smorfia che sapeva poco di umano, una specie di insofferenza verso colei che proponeva, serviva, riscuoteva e infine salutava con educazione. Pensava fra sé che spesso la gente era cinica, involuta, spietata: così, senza motivo, senza ragione. Eppure un viaggio poteva valere tanto, un’esperienza diversa, attese e desideri che si spostavano dalla routine verso nuovi orizzonti. La gente affrontava la novità del viaggio con gli stessi indumenti con i quali malediceva i giorni comuni, saltuari, ordinari. Nessun vero trasporto insomma, ma una continua staticità d’animo in movimento.

Trovava però ristoro e conforto all’ultimo vagone.

La coda del treno era adibita ai pendolari: figure stanche, infiacchite e affannate, ma sempre col sorriso sulle labbra. Viaggiavano con il “motivo” in più, sempre in piedi perché l’attesa del ritorno era arrivo, gratificava una settimana di lavoro, di solitudine, di affetti lontani, di sapore di casa. I pendolari viaggiano al contrario con le intenzioni, tornavano al punto di partenza, al luogo di origine, perché lì risiedeva meglio il cuore. “Passo più tempo con i bagagli che con la mia famiglia”, diceva un tale sorridendo.

“Mi creda, signore è fortunato ad essere pendolare: taluni smarriscono la famiglia come smarriscono bagagli al crocevia dell’ovvietà”.

Il carrello di Vanna smise di cigolare. Finalmente era arrivata in coda, là dove il suo cuore davvero viaggiava su binari di straordinaria ordinarietà.

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