Novelle

Tommaso e le sue matrioske (Intervista)

a cura di Francesca Argentati

http://www.animamista.altervista.org/?p=352

 

In occasione della promozione speciale del suo Matrioske, pensata per festeggiare un 8 marzo speciale con i nostri lettori, abbiamo intervistato l’autore Tommaso Occhiogrosso per parlare del suo Quaderno tutto al femminile.

Tommaso, è da pochi giorni uscito il tuo Matrioske, Quaderno della omonima Collana di ArteMuse editrice. Come è nata l’idea di scrivere un’opera che parla di donne?

«L’idea e il merito sono di ArteMuse Editrice, che ha proposto attraverso un concorso letterario il tema “Tu donna, la vera essenza”. Il resto l’ha fatto Brigitte: la mia protagonista è venuta fuori da sola, quasi fosse stata chiamata per nome. La sua storia è nata senza troppe costruzioni. Il fatto stesso che abbia scritto il racconto in soli tre giorni, spaventa anche me a volte: è probabile ci sia sempre stata una matrioska da scomporre nelle mie corde, e alla prima occasione è saltata fuori.»

 

Che cosa significa per te il termine Matrioske? A cosa si riferisce?

«”Matrioska” è l’universo che ci vive dentro: sono quegli spazi nei quali incastriamo pezzi di vita, esperienze. Da una parte, questi strati ci rendono forti, quasi ci proteggono; dall’altra celano l’essenza, il “seme” che solo taluni sono in grado di cacciar fuori.»

 

In Matrioske descrivi la giornata di Brigitte, una giovane ragazza che cela in se numerose sfaccettature, tipico aspetto femminile. La protagonista rispecchia il tuo modo di vedere le donne?

«Brigitte rappresenta il mio modo di sentire l’universo femminile: è l’algoritmo attraverso il quale è scomposta la sua complessità, la reminiscenza, il rancore, la tenerezza, l’imperturbabilità e, infine, la passione per le piccole cose. In alcuni di questi aspetti, noi “maschietti” certe volte, siamo carenti.»

 

Nel creare il suo personaggio, ti sei ispirato a qualcuno?

«Brigitte è il frutto degli incontri e delle conversazioni con un persona a me cara: Adry, fonte inesauribile di confronto.»

 

Un autore che da vita alla voce di una donna, scrivendo in prima persona. Una sfida che puoi dire di aver vinto. Qual è la chiave di questo successo?

«Non so se si possa definire un successo, tuttavia è stata una bella esperienza anche per me. In realtà, solo a lavoro ultimato ho realizzato di aver parlato con voce di donna. Devo confessare però che questa espressione al femminile, si è fatta largo da sola: non avrei potuto fare altrimenti, dovendo ritenere e trattare alcuni argomenti, quali la maternità per esempio.»

 

Parlaci dei tuoi prossimi progetti.

«A breve uscirà il mio romanzo prediletto, “Metà carne, metà ricordo”, edito da ArteMuse Editrice: dico prediletto perché ci sono legato per motivi personali. È un lavoro complesso e un po’ fuori dagli schemi, che mi ha coinvolto completamente sino a rendermi partecipe delle vicende di Hektor, un artista di candele. Nel raccontare e scrivere il candelaio, mi sono liberato in qualche modo: una sorta di passaggio obbligato tra passato e presente. Nel covo del candelaio, la sua bottega, si fanno largo storie di clienti speciali, uomini e donne dalle esistenze escluse. Ad illuminarle c’è Hektor, un greco abbandonato da piccolo alla cura dei nonni. E c’è il suo gemello mai nato: la malattia. Hektor è un borderline. O bianco, o nero. Come l’arte delle sue candele. Tra Carne (i clienti, il presente) e Ricordo (il passato, la malattia) Hektor sarà costretto in qualche modo a venir fuori dalla tetra bottega per guardare in faccia e affrontare il volto della malattia stessa.»

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