Novelle

Palloni sgonfiati

Non capisco la tua ostinazione nel chiamarmi ogni santo giorno: cosa vuoi che sia cambiato dall’oggi che era ieri?
A più riprese sospesi su questo tiepido filo di parole, tentiamo di raccontarcela, seppur distanti. Dalla tua parte c’è più vita e, appena me ne accorgo, sorrido e sibilo. Accenno brevi motivi, pause rimpinzate di mugugni sordi e voluttuosi: certo, se solo riuscissi a udire la tua voce, saprei quanto pesanti sono i tuoi discorsi sull’amore. Concreti, per così dire. Rimpiago il tempo smarrito e non ho faccia a raccontarti di un cuore sordo.
Ugualmente ci provo, alla distanza.
Le mie pause, i miei silenzi, non sono distanze, ma intense vibrazioni del fiato, parole mute buttate una volta in sacche di gomma: palloncini.
Nei respiri ho versato le mie paure e di esse ho riempito palloncini, per timore che giungessero, in carne e ossa, dall’altro capo del filo. Paure soffiate e rinchiuse in involucri di plastica, palloncini colorati: speravo una finestra spalancata li disperdesse lontani da me, da te. Per esser vicini, noi.
Giacciono sul pavimento, invece, accanto ai miei piedi, come ombre che si dondolano. Ombre pesanti, palloncini pesanti che non volano. Le paure non possono volare, ti sotterrano.
Mentre ascolto la tua voce, spiffera un palloncino sgonfiato…
… libero un nodo di plastica colorato, apro le finestre: è l’unico modo per far volare via l’aria di paure.

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