Novelle

Passione da lavandaie.

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Insaponati gli occhi come quando strofini bolle sulle maniche, tanto da soffocarne ogni minimo parassita; ripassa ancora con olio di gomito il male, vituperando quell’alone insistente e peccaminoso. Tutto splenderà lo stesso, perché tutto buono, vorrai vedere”.

Vittoria, la vecchia insapore, lustrava con la saponetta l’ultima camicia di Palmiro, il suo adorato bisbetico. Sebbene sordo, gli pareva di sentire gli improperi della donna tanto che di spalle al lavabo, seguiva le immagini che scorrevano sul televisore e allo stesso tempo, dava una sbirciata non alla figura, ma all’ombra della donna proiettata sul pavimento maculato e freddo.

“Hai detto qualcosa?”.

“Sei un lurido!”.

“Non è mica Don Lurio, questo… ma ti sei scimunita, Vittò?!" disse puntando l’indice al televisore.

“Sì, sì… Papa Giovanni! Pare che non ci senti quando la forchetta deve incontrare la bocca: sei sordo pure dagli occhi. Macchie sui polsini, macchie sul colletto. Ti sei sposato ad una macchia, Palmì!”.

“Sempre a borbottare. A capirti ci vorrebbe un maestro. Eppure ti ho sposato …”.

“…per mandarti pulito in giro, a farti fare la bella figura con gli amici tuoi. Lo sporco lo vedo solo io, agli altri solo il pulito”.

Palmiro spense il televisore, raccolse un pezzetto di carta e dalla giacca cacciò fuori la sua vecchia Aurora.

“Facciamo come quando eravamo giovani: scriviamoci i bigliettini…”.

“Non tengo niente da dirti” rispose la donna. E sorrise un poco.

“Non ti sento Vittò, scrivi per favore…”.

Vittoria prese la carta con mani ancora umide e insaponate, ci incollò sopra un bacio con le piccole labbra e consegnò la missiva bagnaticcia al consorte.

“Vedi quello che devi capire!”.

“Ci passano gli anni di mezzo e ancora non ho capito perché quelli lì fuori, la gente moderna, continua a farsi la guerra!”

“Perché non sanno tenersi lo sporco per sé, non lo vogliono. Una vita insieme è l’amore per il pulito, e quello non lo hai mica da solo, ci devi lavorare di gomito tutti i giorni. Questi giovani vogliono stare sempre puliti, senza nemmeno piegarsi un po’ sul lavandino”.

Palmiro seguì le labbra e sorrise. Poi scrisse.

Insaponati gli occhi come quando strofini bolle sulle maniche, tanto da soffocarne ogni minimo parassita; ripassa ancora con olio di gomito il male, vituperando quell’alone insistente e peccaminoso. Tutto splenderà lo stesso, perché tutto buono, vorrai vedere”.

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