Novelle

Come mio solito.

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Non mi ero accorto che stava a fissarmi. Piombai nella realtà attirato dai suoi occhioni verdi e persi l’equilibrio. Troppo pesanti quei due diademi e troppo poco stabile io per accettare d’essere preda di una imboscata.

Mi aspettava seduta sull’ultimo gradino della scala, quella che avevamo fatto insieme tante volte, quella che aveva visto le nostre cadute, i nostri pianti, le maledizioni e gli interminabili baci. Una scala che un po’ ci aveva sostenuto, un po’ ci aveva messo alla prova: o dentro, o fuori. Il mondo era fatto così per noi: a ridosso di gradini ci eravamo promesso di tutto e avevamo ritrattato ogni cosa, come cancellare un disegno sulla sabbia con una pedata.

"Fai come se non ci fossi; fai come sei di solito".

Disse così e la ignorai.

Entrai in casa e lei s’intrufolò come un fantasma; corsi in bagno ancora con la borsa a tracolla, svuotai quel che dovevo e mi insaponai le mani come mio solito: solo sui palmi, i dorsi immacolati da acqua e schiuma. Mi piaceva quel gioco, perché da piccolo bisticciavo con l’acqua, facevo un gran casino in bagno, mia madre allora, esasperata mi insegnò a lavarmi un pezzo alla volta. Imparai così a giocare con le bolle di sapone.

Tornai in soggiorno e accesi il computer. Di lei, nemmeno l’ombra, forse s’era nascosta.

Smanettai non poco, come mio solito.

Sbadigliai non poco, come mio solito.

Inviai dei messaggi al mio amore, come mio solito.

Infine mi addormentai.

Il cellulare tuonò dall’aldilà, e io tornai al mondo reale per la seconda volta.

"Pronto…" biascicai.

"Mica sapevo che eri uguale anche senza di me. Anche da solo sei sempre il solito, insomma".

Sorrisi e l’amai come mio solito.

"Di solito da solo, sto bene con me stesso; con te invece, mi realizzo. La solitudine invece è altra cosa: non esiste il ‘di solito‘, perché c’è un vuoto sempre nuovo tutte le volte e farsi compagnia, da soli, è solo la migliore condanna. Il peggio è pretendere di amare un’altra persona riversando in essa ogni sorta di paura con un tristissimo ti amo, che altro non è se non una richiesta di aiuto. Le persone sole davvero, amano per ricevere ombra giacché la loro, quasi gli fa paura".

"Con me invece, cosa realizzi?!".

"Realizzo di non aver paura a stare senza, dunque posso amarti in libertà: una pienezza che non avrei se fossi preda di paure. Se qualcosa non va, è perché non va in noi, non in un me stretto in solitudine".

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