Novelle

Oltre la voliera del dovere.

cuore 2

Le scrivo una parola sull’orecchio da leggere ché tanto non ci sente, che almeno resti incastrata nei capelli: da anni giochiamo a nascondino come clandestini, a tirarci burle e a far finta di niente, a far vedere che tutto sia normale, che tutto sia giusto. Giochiamo da lontano, lei troppo in alto e io sempre nel basso, a mostrare quello che si può, a nascondere quello che non si deve, perché il dovere a volte è come il volo di uccelli che sbattono ali nei sottopassi: vedere un cielo così scuro li spaventa e lei, Signora che sta a guardare ancora lì in alto, aspetta che un vento di schiume e tempeste la trascini via dal tunnel, che da sola non ne è capace.

Si scosti i capelli, Signora, e ascolti quelle parole scritte sull’orecchio, legga il prurito che il segno traccia e non nasconda la comprensione tra ciuffi cotonati da prima serata.

L’amore in gabbia, stretto nelle voliere del sano costume e del dovere ottuso, stipato nei paradigmi del buon senso, del "è giusto così", si aggrappa alle pareti per assaggiare il limite, un confine da odiare. L’amore non può odiare, questo lo capisce da sola, perciò non può far altro che aspettare.

Sono qui ad aspettare che lei, Signora, chieda qualcosa.

Chieda pure di me, signora. Chieda della mia carne, della saggezza dei miei errori, del moto dei miei giorni. Non avrà nulla di più che una      qualsiasi storia abbia scritto. I super eroi divorano incuriositi i bisogni della gente che ancora crede che esista il potere, e noi, al di qua della soglia di sopportazione, accettiamo di banchettare con loro, nonostante il prezzo di un piatto si paghi con l’insofferenza della carne nostra.

Chieda pure di giorni migliori per sua Figlia; chieda il meglio per lei; chieda il meglio oltre me.

Io vengo a chiederle le gambe. Voglio le gambe di sua Figlia, per farne un viaggio; voglio i suoi piedi perché calpestino la stessa terra sulla quale cammino; voglio che le impronte diventino un quadro, una traccia, un segno.

Signora, lontano si può andare e non serve camminare ovunque per chiedere il meglio: le terre da vivere sono stracci del cuore, ma nascoste. Chieda al cuore, e si allontani dai capelli. Chieda a sua Figlia, chieda cosa vuole. Si allontani dalla testa. Lasci la ragione, le idee, le ipotesi e le congetture. Lasci se stessa, Signora Ragione, che i capelli la fanno solo bella, ma non intelligente. Sua Figlia Passione non chiede altro che gambe libere.

Io, dal basso dei miei Piedi, sorreggo entrambe, Ragione e Passione, per portarvi lontano, oltre questa voliera del dovere.

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