Novelle

Un portafoglio di parole.

avidita

Ho bisogno di un portafoglio di parole su cui investire quando sarà il momento, perché il presente di carne non chiede subito il conto, ma bussa alla porta in un giorno di sole, come un vecchio esattore. Accantono risparmi dell’imminente giacché quel presente di carne se lo prende il Tempo, in una gara al ribasso in cui, con quel che resta, ci paghi anche il conto. Mi allontano così dagli individui inchiodati al presente, il presente di carne appunto, simili a pulci arricchite da monete sonanti, hanno denti d’oro con i quali azzannano stracci di un mantello che sventola di porta in porta chiedendo il prezzo della giornata: l’esattore ha cominciato il suo giro. Non al denaro presterò orecchio, ma al portafoglio già pesante di parole sonanti, mie monete preziose. Col Tempo ho smesso di fare conti, ma con i servi del denaro ci faccio la spesa: una gara in cui il maggior valore è quello che sempre si perde, masticando commiserazione. Inghiotto presente di carne con amarezza, perché i servi del denaro non hanno mai un buon sapore e nemmeno sputarli mi salverà in qualche modo: continuerò ad accantonare attimi preziose e parole sonanti, con una bocca piuttosto amara.

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