Novelle

Meglio delle fave.

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Ci sono anime elette che pur non volendo, riescono ad esser presenti nella mia vita senza calpestarmi i piedi, né senza la pretesa di infrangere la mia libertà di errare, soffiandomi in faccia imperativi e categoriche lezioni di alta filosofia. Queste anime vestono i contorni di "persone", maschere appunto, e l’unica cosa che riescono a sbatterti in faccia sono due occhi sinceri e un cuore rosso di profonda passione (e rabbia, a volte). Mister X, è uno di questi. Lo chiamo così perché un appellativo del genere credo concorra a offrirgli il giusto peso di Mistero, ma se preferite posso rinunciare a tanto clamore, appuntando il Mistero con una semplice M., tanto lui capirà.

Ecco, M. è di quelli che ha un bagaglio così vasto di esperienza che te ne spiega qualcosa solo con aneddoti. E tu capisci davvero. Non compie prosopopee di epiche gesta, ma racconta eventi viscerali con la semplicità di un ragazzino. Oppure utilizza i proverbi del nonno: su questi ci sarebbe da aprire un capitolo a parte per essere capienti, cioè per essere in grado di capire davvero. Come diceva appunto suo nonno.

M. è il tipo che ti strappa un sorriso in pubblico, mentre in privato si lecca le ferite;

M. non conosce il limite delle cose, perché per M. il limite è concetto inventato dagli uomini per mettere a tacere la coscienza. Secondo M. è solo questione di tempo, ma ogni cosa vive del suo momento perfetto. Quando c’è da pazientare o attendere, sorride. Per fregare la noia, M. sorride ancora e si adopera per fare dell’altro, perché fermo non sa stare. Anche quando le cose non son proprio la fotografia perfetta delle aspettative, M. sorride.

Tanto e comunque, c’è sempre qualcosa meglio delle fave.

Al posto delle fave, potete infilarci il piatto che più vi disgusta, perché tanto qualcos’altro che non vi piace lo trovate. C’è comunque una tavola alla quale non vogliamo sederci. Ecco, piuttosto che lamentarci di continuo, potremmo provare a cercare una soluzione che non sia le fave, quella pietanza che non riusciamo a digerire in nessun modo. E’ semplice piangere dinanzi al piatto che non ci piace, alla situazione che non ci è congeniale, il problema è mangiarci il cervello per ovviare. Forse per questo, le soluzioni non sono mai piatti pronti, ma prodotti ricercati e finissimi: spesso basta poco, anche guardare oltre un piatto di fave che non ci aggrada.

Non faccio altro che ripetere a me stesso questo aneddoto, ma solo per esigenza: piantare il culo davanti all’ennesimo intoppo, farà di me un intoppo a mia volta. Sarò un problema sino a quando continuerò a raccontarmela nel solito modo, fin quando non riuscirò a menar le mani altrove, perché se delle fave ho il rigetto, le mie labbra piangeranno fame al sapor di fave.

Per restar digiuni c’è sempre tempo; lo stesso vale per cercar di saziarci. Dunque, perché ce lo troviamo sempre davanti se la soluzione è semplice? Attendere che crescan gambe ai problemi per batter la ritirata è pari al tagliarcele perché siano loro a cercar risposte al posto nostro.

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