Novelle

Il buco senza toppa.

2

Alfredo Continelli era noto per la sua propensione nello sputar aria amara, al punto che la sua officina vide flettere l’impennata degli affari nel giro di pochissimi anni. Alfredo immergeva gomme nella vasca e forava il petto dei suoi clienti sino al cuore: la sua lingua come fendente, trafiggeva il morale già sgonfio di coloro che mogi, si recavano al cospetto suo e del sollevatore. "Quanti chilometri ci hai fatto con questo copertone bucato?! Già che c’eri, potevi impegnarti per un Safari!"; "Cosa credete che stia qui a far da balia alle vostre falle?!"; "Ne avrai forate una decina di gomme: saresti capace di forare persino gli zoccoli di un mulo!". Questo era il genere di ‘benvenuto’ che Alfredo serviva ogni volta che una gomma fiacca si presentava alla sua porta. La fama non hai mai cercato i suoi figli dal momento che questi ultimi, orfani da una vita, già se ne trovano una che faccia da matrigna. La vera fama in verità, partorisce e alleva pargoli senza far un gran baccano. Alfredo infatti, si rese bastardo al punto da far divenire la sua matrigna, amante incestuosa e senza vergogna. Non poneva limiti e freni all’ingiuria, non provava rimorso per la rabbia che versava in secchiate senza fondo: saggiava la libidine di chi si crogiola nel vedere occhi spegnersi dinanzi al veleno delle percosse labiali.

"Attento Alfredo, che un giorno o l’altro, puoi forare anche te!".

La voce di Giustina lo colse di sorpresa, ma subito si riprese.

Giustina era la sua dirimpettaia, quella che da mattina a sera, dando da bere alle fioriere sul balcone, non faceva altro che ascoltare le gratuite cattiverie del gommista.

"Impossibile! Non ce l’ho mai avuta una macchina, io", rispose Alfredo, lustrandosi una mano sulla tuta.

"Sarà! Ma secondo me, un giorno o l’altro, bucherai uguale…. intanto riparami ‘sta toppa alla bicicletta, che io almeno due ruote ce l’ho per andare lontano".

Sorridendo, Alfredo smontò la ruota malata e iniziò il suo solito lavoro.

"Non ci puoi mica andar troppo lontano con questa, prima o poi si buca di nuovo e sarai costretta a tornare da me. Quindi non lamentarti, Giustina, ché con me ci avrai sempre a che fare".

"Bla…bla…bla… e tu cacci aria solo per dir fesserie!".

Finì anche con quella gomma, e sperò che Giustina forasse ancora, perché non era davvero piacevole godere della sua presenza, solo quando s’affacciava a innaffiar le piante sul balcone.

Scese la sera e con essa anche la serranda dell’officina. Poi sorse un giorno nuovo, e un altro, e un altro ancora.

Ma la saracinesca di Alfredo, no. La notte in cui la saracinesca di Alfredo si abbassò per l’ultima volta, fu la notte più triste.

Giustina aveva ripreso a pedalare con la gomma riparata di Alfredo. La gomma nuova sì, ma inforcata male: al primo incrocio sgusciò via dalla forcella, rovinando sull’asfalto l’esistenza di due gambe che volevano andare lontano. Se ne volò in cielo senza pedalare, la dirimpettaia, e certo non poteva immaginare che sarebbe andata così oltre. Alfredo invece, conobbe l’amarezza di una foratura, un buco così profondo da poter immergere il dolore in una vasca grande quanto la vita stessa. Avrebbe camminato con uno spiffero che sapeva di male, di perdita perenne per una ruota zoppa e incapace, senza più toppa né riparazione.

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