Novelle

La chiave sorda

Una volta, una chiave cocciuta e arrugginita dalla presunzione, si incagliò nella fessura del cilindro, suo compagno. Rosicchiava con i dentini scaltri e non temeva ostacoli: continuava a scalfire la buia feritoria come sorda a cosa significasse far scattare l’ingranaggio perfetto.

“Non si va da nessuna parte” disse allora il povero cilindretto.
“Io sono la chiave, tu la serratura: si passa solo col mio permesso” rispose la chiave con agire presuntuoso.
“Ascoltami, non esser sordo…” proseguì il cilindro “…se non entri in sintonia con me, non si aprirà nessuna porta!”.
“Sei solo un buco, cilindro usurato che non sei altro: decido io quando spalancare porte. Tu ruoti a comando!” chiuse la discussione la cocciuta chiave.
Quella volta, la porta non si aprì come era ovvio che fosse quando si cerca ragione là dove si isola il buon senso nelle periferie del nostro agire. Per fortuna non siamo né chiave, né cilindro, eppure spesso appariamo più arrugginiti di un ferro marcito sotto la pioggia. Possediamo la parola, l’udito e altre qualità simili: se solo le usassimo al momento giusto, apriremmo tante di quelle porte da far invidia a chiavi e cilindri. Ascoltare, dialogare, non sono proprio qualità da serramenti ma strumenti degli umani purtroppo abbandonati nella cassettadell’ottusità.

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