Novelle

Squame.

 

depressione

Una volta tanto siedo in disparte ad origliare, con un cestino di pop-corn e una birra fresca. Mi accomodo sulla panchina al centro della piazza, perché tanto agli occhi di molti resterò invisibile. Attendo l’ora propizia, mentre la folla si dirada e rientra a casa: pullulano di cani le strade e già da lontano posso ammirare le loro lingue viscide. Uno di essi brancola come stordito, cerca qualcosa. Poi rizza la coda e mi punta. Cerca me. Sgranocchio gli ultimi grani di mais e mi allungo sulla panchina, con le braccia dietro la nuca. Una zampa davanti all’altra e la bestia bavosa è quasi al mio cospetto. Non riesce a dir nulla, non muove la bocca impiastricciata da saliva stagnante. Così dunque decido di provocarlo: gli fisso gli occhi e tento di intimorirlo. Niente. Pare si dimeni col suo brutto muso, si ribella a se stesso e a quella saliva schifosa: nemmeno la sua lingua riesce a liberarlo dalla morsa di un amalgama che gli pende oltre la mascella.

Allo stesso modo, sono i pettegolezzi di coloro che tentano di incollarti addosso, squame di residui prodotti dalle loro stesse lingue. Impelagati di saliva, cacciano veleno ma quando queste giungono al cospetto della vittima, s’incollano. La saliva s’attacca sulle labbra di chi la produce e non è mai un bel vedere. Figuriamoci, un bel sentire.

Questo è per voi, silenti e vergognosi. Abbiate cura della vostra lingua, che una volta tanto si possa sciogliere e possa raccontarvi da quale strana depressione essa stessa vi abbia colpito.

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