Novelle

La confessione del padre confessore.

 

la confessione

Venga, padre. Sieda qui, accanto a me. Le voglio raccontare una storia, ma al contrario: si confessi pure a queste orecchie, ché tanto il male che un prete può fare o è minimo, o è troppo noto dunque non stupisce. Si apra liberamente. Noi credenti, la fede riusciamo ancora a difenderla, ma lei il male, per davvero ce l’ha mai mostrato?! Non ha corna, né coda; non fiamme, né urla. Il male che lei dice, è solo una caramella amara che si mostra ai bambini per distinguere il buono dal non buono, ma il male che ci ferisce, si condensa in lacrime: le assicuro che quelle lacrime non si scartano come caramelle, piuttosto ci vengono scaraventate contro come proiettili. Padre, si confessi: ammetta le sue difficoltà e mostri anche la carne. Ciò che quest’uomo le chiede è umanità, non giudizio. Nessuno ci punterà il dito contro perché ogni giorno dal petto sale l’ombra della coscienza, il nostro unico e vero giudice, per tanto metta da parte le omelie e faccia un prodigio con le braccia, ché di parole ne vestiamo fin troppo la pelle. Potremmo spiegarle il Vangelo allo stesso modo, e forse riusciremmo a convincerla che "ogni santo giorno" c’è chi santifica la dignità; "ogni santo giorno" c’è chi onora il proprio posto qui sulla Terra; "ogni santo giorno" c’è chi dev’essere cieco e sordo alle ingiurie di altri suoi simili. Lei, padre… ogni santo giorno tende mille volte la mano, ma non di benedizioni abbiamo bisogno, ma di una pala che spazzi via lo sporco, il sudiciume. Ci dia le sue braccia come benedizione. Quel che l’uomo oggi le chiede, padre, è una confessione: ammetta che nonostante tutto, il vero premio non è il Paradiso, ma la coscienza, panno lindo che riveste il cuore, offerto in dono da Qualcuno; ammetta che si può morire senza averlo mai sporcato del tutto e che il "riposi in pace" sia la gratificazione mistica di un’intera vita; ammetta che il perdono è l’espressione divina del puro amore; ammetta che non ci sono confessori e penitenti e che il potere che lei esercita, non cancella davvero tutto il male fatto,  se poi si torna a peccare allo stesso modo!

Abbiamo bisogno di uomini santificati dall’errore ribaltato in possibilità del bene, non di preti. Il Vangelo lo sappiamo a memoria, ma come esercitare davvero il bene è un ritornello difficile da realizzare, forse perché troppo canzonato.

Adesso vada padre, torni al suo ministero: rientrerò nella mia vita certo che tra tanti volti, incrocerò il suo che mi cerca per spalare insieme melma non buona che ostruisce strade.

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