Novelle

Solo un abito chiuso.

Abiti e cadaveri, per me, sono un paradosso. È quell’illusione che ci rovina una delle due vite, nonostante siamo fatti di carne. L’altra, quella parallela che viviamo nei labirinti cerebrali, ce la roviniamo da soli con i sogni. Perché, in realtà, non sappiamo sognare davvero: vestiamo i bisogni di sogni, e molto spesso ci stanno stretti. Dunque, siamo materia organica. Peggio, siamo materia vivente. Anche il mio criceto Tristano è materia organica, vivente, ma non indossa nulla. Noi invece, sino alla fine, senza vergogna, rivestiamo persino le ossa.
Perché alla fine, non saremo nemmeno quelle.
Solo un abito chiuso, vuoto, impolverato e seppellito.

(“L’abito non fa il morto”)

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