Novelle

Fino a prova contraria.

donna sulle scale

Scilla non c’è, il suo zerbino accomodato accanto alle scale parla chiaro. Sono giorni che risalgo senza fatica un paio di rampe per giungere al suo appartamento, ma quel tappeto maculato di fiori appesantisce le gambe ogni volta che torno indietro, ammutolito. In discesa.
Così in questi giorni, ma ricominciavo. Vestito di ottimismo, sgusciavo via di casa con la speranza che sarebbe stata la volta buona. Così per una settimana.
Scilla era assente, fino a prova contraria. Non c’erano tracce del suo passaggio, non un segno, uno smottamento d’aria che giustificasse la sua presenza.
Così anche stamattina, Scilla è lontana. Le ho portato i cornetti caldi, quelli che piacciano a me, perché per la sua idea di dieta, Scilla non mangia cornetti: mi fa compagnia. Cornetti caldi da compagnia. Faccio per tornarmene indietro, a casa, ma resto sospeso: osservo ancora quello zerbino ricco di fiori poggiato con cura accanto alle scale. Scarto il pacco di cornetti e siedo per terra, accanto allo zerbino.
Il mondo, visto con gli occhi di uno zerbino, è davvero basso, ma rumoroso. Piantato a terra, col culo raffreddato da mattonelle gelide, assaggio le vibrazioni del mondo, quelle a cui nessuno fa caso, quelle sulle quali non facciamo mai ‘mente locale’, quelle da calpestare senza ombra di dubbio. Mentre mastico, briciole di pasta infornata si addensano sulle gambe: sembro Buddha a prima mattina che divora cornetti. Sorrido e penso che davanti a questa fesseria, avrebbe sorriso anche Scilla. Ma lei non c’è, il suo zerbino me lo ripete fino a prova contraria. Ingoio per soddisfazione di essere qui, in questo momento, sulla soglia di un appartamento vuoto. Ingoio per far compagnia allo stomaco, amico di segreti e spugna dei miei mali: spero di intenerirlo e rendergli un favore, mentre uno zerbino cosparso di fiori rossi, mi fa compagnia fino a prova contraria.
E fino a prova contraria, maledizione, io sono qui a congelarmi il culo. Ovunque tu sia, Scilla, non tornare, non adesso: sento di essere pronto ad abbandonarti, a lasciare incustodite le tue scale, il tuo appartamento, il tuo stramaledetto zerbino, perché fin quando non ti rendi tale, zerbino, non capirai mai quanto abbia desiderato sostenere il tuo peso, i tuoi passi, le tue soste, le tue partenze e tuoi arrivi.
C’era bisogno che facessi colazione con uno zerbino per capire che i cornetti si mangiano caldi, insieme, e tu, Scilla sin dal ‘buongiorno’, mi hai sempre lasciato solo.

Ora queste scale sono tutte per te, attendono le tue vibrazioni, quelle che udiranno lo zerbino, perché saranno le sole a farti da compagnia, senza di me. Fino a prova contraria.

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