Novelle

C’è poco da aggiungere.

(Sono entrato in doccia coi calzini.) Mi son sentito sporco.
     Senza parole. Nient’altro da aggiungere.
(Non me li sono sfilati, erano troppo bagnati.) Barcollavo: la terra mi scivolava sotto i piedi.
     Senza parole. Nient’altro da aggiungere.
(Considerato che mi sentivo un idiota, ho chiuso l’acqua e ho messo da parte la spugna.) Ho cercato appigli e mi son fatto coraggio per non cadere.
     Senza parole. Nient’altro da aggiungere.
(In bilico su di una gamba, ho approcciato il piede destro e quel calzino incollato con l’acqua alle caviglie.) Ma son caduto lo stesso.

Qualsiasi parte tu abbia letto, in parentesi o ben marcato, la storia non cambia: tra le righe c’è sempre la verità e questa volta narra silenzi.
Se hai qualcosa da dire, dilla; se ha errori da correggere, attivati; se hai speranze da vivere, non sognarle soltanto.
Ma questa storia l’hai letta per intero: e non hai aggiunto altro.
E’ strano a volte, come pur conoscendo tutta la storia, si abbia sempre poco da aggiungere. Magari in verità, ci azzecchiamo anche, ma senza coscienza perché spesso si tace senza togliere il superfluo, senza ‘sottrarre’ ciò che ostacola il successo.
Senz’altro questa storia l’hai letta per intero. Senz’altro l’hai compresa anche tra le righe.

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