Novelle

Ho lasciato andare.

Ecco cosa è successo, e per farla in breve, mi limiterò all’essenziale evitando prologhi e preamboli.
Tuttavia non posso nasconderti la difficoltà con la quale sono qui a scriverti, dal momento che la mia mano trema, è incerta, pensierosa e con qualche linea di troppo. La mia mano ha segni indelebili di un destino che si legge a mala pena. E’ per via del sudore, per colpa della polvere. Non te ne posso fare certo una colpa, ma non posso nascondermi dietro le solite scuse.
Ho trascorso giorni a sviluppare il tatto: toccare, afferrare, trattenere, maneggiare, accarezzare, sfiorare.
Quel che senza dubbio m’è venuta meglio è la peggiore arte che il tatto possa esprimere.
Lasciare andare.
Ho lasciato andare emozioni per timore di trattenerle e gustare fino in fondo;
ho lasciato andare giorni uno dietro l’altro, con la speranza che prima o poi le cose si sarebbero accomodate;
ho lasciato andare nei luoghi più disparati brevi e intense parti di me, con il desiderio di ritornare a vedermi migliore, senza tuttavia passare a farmi visita.

Ho lasciato andare lo spazio: i luoghi in cui ho seminato parti di me;
ho lasciato andare il tempo: i giorni che avrei voluto s’accomodassero da sé;
ho lasciato andare l’assoluto: le emozioni che governano istanti, ma valgono in eterno.

Ti ho lasciato andare per via di mani sudate e sporche, perché il lavoro che ci spetta non si veste mai a festa, ma si rimbocca le maniche e soffre senza troppo esprimersi. E sono qui a lavar via il peggio di me, la crosta che ci divide, il tempo, lo spazio e l’assoluto, perché ciò che resta alla fine è solo il vuoto.

Se tutto ciò ha un senso, è questo:
ho troppo cura delle tue mani, è l’unico appiglio in grado di salvarmi, è il bisogno concreto di nuovo significato, diverso da quello finora espresso. Voglio le tue mani perché sono il tramite di quell’abbraccio, di una carezza, di un contatto con ciò che ancora mi manca, perché le tue mani riscaldano e proteggono, mi stringono, mi tengo avvinghiato a te, a ciò che mi tiene in vita.
E se ti sporchi per colpa mia, non provare vergogna… chi si appartiene non si spaventa.

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