Letture

Il nastro del tempo.

Dal punto in cui era, Sara perlustrò le colline e l’intenso verde che si diradava fin giù la pianura. Liberò scaglie di sorrisi imprigionati e offrì il viso a un leggero alito del cielo. Gli ulivi infoltivano le distese di barbabietole e poco più in là da una chiazza d’oro, le giunse dritta in volto, la ruvida e affilata robustezza di spighe di grano. Le pennellate rossastre del manto celeste preparavano a una notte serena, apparecchiando la cena per esse, figlie luminose del Creatore che presto avrebbero inondato col loro meraviglioso spettacolo, una tela blu intensa, foracchiata da diamanti luccicanti.
Ritornò in sé e si rapprese stretto in petto il desiderio di campagna, come un folto gomitolo di ricordi, turbamenti per i quali ora provava un vago senso di nostalgia.
Il punto di incontro tra lei ed Hektor non era Guglionesi.
Il casolare.
Entrambi avevano visto crescere corse e capricci, sorrisi e sculacciate in quella terra che non era più nulla. Come un’onda circolare, Sara attendeva il momento nel quale sarebbero tornati ancora lì, riavvolgendo il nastro del tempo nel punto d’origine, l’incastro perfetto delle loro vite. E di quello di sua sorella.
Come una barca in preda alla tempesta, la memoria di Sara vacillava. Scaraventata da una parte all’altra e, in quell’angolo di paradiso al cospetto di tanta natura, vedeva frammenti di storia avvicendarsi come fulmini. Schegge che le si infilzavano ancora nel petto.

da Metà carne, metà ricordo – Artemuse Editrice.

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