Novelle

La lettura di questo articolo è consigliata ad un pubblico cosciente.

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Zaccheo è uno di quei personaggi biblici che secondo me, dovrebbe rinascere almeno ogni cento anni. Per quanto antipatico ai suoi cittadini, egli stesso non se curava, piuttosto nutriva una sconsiderata ammirazione per la natura e, nello specifico per i sicomori, tanto che decise di piantarci la sua casa nei pressi di uno di questi magnifici esemplari. Zaccheo riscuoteva tasse, forse per questo se ne stava appartato lontano dalla città, nei pressi di Gerico. 
Zaccheo non frequentava la piazza, bensì le case: bussava, chiedeva permesso e con una faccia di bronzo esigeva il dovuto all’impero. Un lavoro davvero impegnativo se consideriamo che all’epoca non vi erano mezzi di trasporto veloci, e dal momento che rifiutò categoricamente l’utilizzo di animali da soma, per via maldestri vandali che gliene avevano fatti sparire un paio, l’impavido pubblicano attraversava costantemente la Cisgiordania a piedi.
A furia di macinare chilometri, sciupare sandali, lustrare piedi su strade non propriamente asfaltate, le sue gambe ne risentirono fino al punto da consumarsi di un paio di centimetro l’anno: nel giro di dieci anni Zaccheo si era rimpicciolito di venti centimetri. Così, gli anni aumentavano e i centimetri diminuivano, sino al punto da fargli credere che presto o tardi avrebbe avuto bisogno di un calendario espresso in centimetri per valutare l’anno e il mese nel quale sarebbe definitivamente scomparso.
Avvenne poi un fatto straordinario: un tale di nome Gesù, famoso per la favella e per le sue mirabili doti taumaturgiche, sarebbe passato da Gerico entro breve tempo. Zaccheo che non era mai riuscito a beccarlo per consegnargli il cedolino delle tasse, decise che quell’occasione non poteva lasciarsela sfuggire.
Voleva incontrare Gesù.
Annullò i suoi appuntamenti e fece esercizio fisico: la sua statura contava 110 centimetri, dunque pensò bene di allenarsi e sfruttare l’altezza del sicomoro lì di fronte casa sua, per appollaiarsi e vigilare la venuta di questo famoso Gesù.

Come poi è andata, è storia nota a tutti.

Ma questo è l’antefatto. Il misfatto invece è che a distanza di anni, per qualche minuto vi siate immersi in una serie di baggianate raccontate da uno qualunque, vi siate affacciati a verità promiscue e abbiate immaginato una storia parallela rispetto alla canonica versione biblica. In tutta verità, credo davvero che ogni cento anni dovrebbe nascere un nuovo Zaccheo, affinché a furia di rimpicciolirsi, si arrampichi al livello degli occhi e possa farci vedere come stanno le cose, giacché a volte il nostro menare le mani in affari che non ci competono rendono verità, una nostra impressione. Un po’ come le marionette, avete presente? Chini dietro un palchetto, agitiamo le dita per far muovere la bocca e pronunciare sentenze al cospetto di un pubblico che purtroppo non vediamo.
Occorre scalare la verità, arrampicarsi, perché siamo fin troppo piccoli dinanzi a vite altrui, di fronte a storie di persone che a malapena sfioriamo, perché la resistenza a giorni difficili o felici, è verità che abita nel petto, nei pressi della coscienza. Vedere, constatare, vivere è arte che conduce al silenzio, al rispetto di anni che forse anche gravano sulle spalle di chi ci è di fronte, senza dover per forza sentenziare ‘stronzate’ che, in fin dei conti, sporcano solo la coscienza di chi le pronuncia.
Non so quanti centimetri abbia perso in trentacinque anni, spero solo che non mi stanchi di piantare sicomori durante il percorso.

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